Cercare il Beta per trovare un portafoglio felice

Sono più di 28 anni che mi occupo di mercati finanziari e durante questo tempo ho avuto la possibilità di vivere o condividere momenti salienti in merito all’innovazione di prodotto propria di questo settore.

Quando iniziai a lavorare, cominciai in una società di distribuzione finanziaria che all’epoca era la prima autorizzata a collocare una SICAV nel nostro paese: questo significava poter accedere a investimenti in valuta già nel 1992, poco prima della svalutazione della nostra cara amata vecchia Lira.

Successivamente approdai in una SIM di gestione che fu tra le prime in Italia a strutturare e proporre gestioni patrimoniali costituite da fondi e SICAV di società prodotto differenti. Questo è oggi un servizio che distribuiscono tutti, comprese le Poste, le edicole, le farmacie, ma all’epoca fu una straordinaria novità.

In seguito, ovvero nel lontano 1996, debuttarono nuovi prodotti, ovvero le linee di gestione a profilo di rischio, che potremmo quasi considerare le antesignane dell’odierna MIFID. All’epoca, comunque, la presenza di singoli temi azionari ben individuati determinò risultati decisamente brillanti che nell’immediato avevano l’effetto di spostare l’attenzione sull’Alpha, allontanando dunque l’attenzione dal vero profilo di rischio del singolo investitore.

Poi, nel 2006, contribuii a strutturare una linea di gestione appositamente creata per fronteggiare l’attesa di un grande calo dei mercati, ritenuto inevitabile per l’esplosivo tema dei subprime che condusse poi al crollo del 2008. Il 2006 fu anche l’anno del lancio della linea biotech: quella linea sì che era un’iniziativa che cercava il suo Beta, organizzata e assemblata per cercare di replicare le opportunità dell’indice Amex Biotech. Sappiamo tutti oggi, quali mirabolanti rialzi abbia poi inanellato questo settore negli anni successivi e tutt’ora in crescita.

La riflessione che mi pongo è proprio questa: quanto è costato cercare di creare Alpha? Quanto sarebbe stato già un ottimo risultato darsi l’umile obiettivo di catturare il Beta che questi mercati, molto condizionati dalle politiche delle banche centrali, hanno assicurato all’investitore statico o, come si dice in gergo, all’investitore pigro?

In molti potrebbero sostenere che in merito a questa tematica esiste un equivoco di fondo, del tutto riconducibile al solo consulente, senza che il risparmiatore ne abbia alcun ruolo.

Certamente esiste una narrativa finanziaria. Certamente illustrare i mercati finanziari come l’arena in cui il proprio consulente sia più abile degli altri è sempre accattivante. Certamente attirare l’attenzione su piccole iniziative di portafoglio e trasmetterne le potenzialità, regalando il sogno, porta ad un consenso più facile, più immediato.

Ma sarebbe ipotizzabile un mercato di sola offerta se non esistesse anche una domanda? Se non fosse possibile un’idea di amore e di portafoglio veloce, comprensibile e senza tante discussioni, di consumo immediato non solo con il proprio cervello ma anche con la propria partecipazione emotiva, troverebbe consenso l’acquisto di una singola azienda, di un singolo titolo, di un singolo fondo d’investimento?

I numeri attuali ci dicono che proprio durante il lockdown il risparmiatore mondiale ha provato a crearsi il proprio Alpha, ha provato a sentirsi più in gamba degli altri e del mercato, negoziando sui mercati a più non posso.

Eppure, il lungo periodo ci dice l’esatto contrario e cioè che cercare Alpha può portare a grandi problemi e che solo pochissime persone al mondo sono in grado di generarlo mentre affidarci ad una buona spinta gentile, prendendo in considerazione comportamenti performanti poggiati sul Beta e su di un’attenta analisi del proprio profilo di rischio ci consente di catturare le opportunità del mercato.

Scrive l’amico Fulvio Marchese: “Beta vs Alpha: Beta è economico e facile, Alpha è costoso e difficile. Beta fa appello all’intelletto, alpha è emotivo. Tutti hanno la possibilità di trovare il beta; quasi nessuno ha la capacità di trovare Alpha. Beta è un approccio umile ai mercati, un riconoscimento più onesto dei limiti del tuo talento e del tuo tipo di personalità. Alpha ignora le probabilità, supponendo di essere in grado di superare qualsiasi probabilità per ottenere più rendimento del beta.”

 

Ed ancora: “Occorrerebbe sempre dar voce alla ragione in un mare di emozioni per portare le persone a pensare al “denaro lento” mentre tutti parlano di “soldi veloci”: occorrerebbe concentrarsi solo su ciò che conta negli investimenti.

Basarsi solo su dati ed evidenze statistiche robuste: investire sulla base di dati reali porta a un processo decisionale e risultati migliori e allontana da miti ed emozioni. Occorre sfatare cattive idee, articoli e post fuorvianti. Spiegare come e perché le persone prendono decisioni sbagliate può solo portare a investitori più intelligenti.”

 

La riorganizzazione della parte di Mork & Mindy dedicata al portafoglio campione ripartirà da qui, da qualche spunto di riflessione per cercare di accompagnare il lettore in un percorso fatto così: