Cina, una questione di numeri poco attendibili – di Pinuccia Parini

Lo scorso marzo si è tenuto il congresso nazionale del Partito comunista cinese, l’appuntamento annuale in cui si discute di obiettivi economici, si analizza il contesto generale e si pianifica la crescita del paese. Quest’anno è stata annunciata una revisione al ribasso del Pil dal 6,5% a un intervallo tra il 6% e il 6,5%, una correzione contenuta, ma che preoccupa, soprattutto perché le motivazioni sono collegate al deterioramento dei rapporti commerciali ascrivibili alla politica Usa. Le dichiarazioni del primo ministro Li Keqiang sono state molto chiare e fanno riferimento diretto alle condizioni esterne di mercato e alle frizioni con gli Stati Uniti.

La realtà è però molto più sfaccettata. L’indebitamento totale della Cina è cresciuto e, di fronte a uno sviluppo che si stabilizza, la leva finanziaria potrebbe aumentare. Innanzitutto, come di solito avviene, le indicazioni che vengono date dal governo, in occasioni quali il congresso nazionale, costituiscono livelli sotto i quali non si deve e non si può andare. In verità, prima che l’abbassamento del target di espansione per tutto il paese venisse ufficialmente annunciato, la maggior parte delle province cinesi aveva già comunicato a Pechino la revisione della crescita per le regioni di competenza.

Ma negli anni i dibattiti sulla reale affidabilità dei dati macro cinesi sono stati numerosi, soprattutto per le critiche mosse da economisti e investitori stranieri alla loro veridicità. È probabile, infatti, che l’influenza politica abbia un ruolo importante nell’accomodare le statistiche in linea con le indicazioni del partito. Il National bureau of statistics (Nbs) ha sempre peccato della mancanza di indipendenza, ma negli ultimi anni, con l’avvento dell’attuale leadership, la situazione sembra in fase di miglioramento. Non è forse un caso che una delle vittime della campagna contro la corruzione, lanciata da Xi Jinping per combattere le “tigri e le mosche”, ovvero i leader più potenti e i più umili burocrati, sia stato il direttore dell’Nbs When Wang Baoan, arrestato nel 2016. Insieme a lui circa 300 dipendenti della stessa agenzia sono stati accusati di avere fornito dati artefatti, in cambio di denaro.

MANIPOLAZIONE DEI DATI

La Commissione centrale cinese per le ispezioni disciplinari (Ccdi) in quell’occasione, oltre all’annuncio delle misure di detenzione adottate contro alcuni dipendenti dell’Nbs, rivelò che i soldi ricevuti erano stati utilizzati per interessi meramente personali e per facilitare la carriera dei singoli. Quest’ultimo aspetto induce a una riflessione di fondo sul fatto che non necessariamente l’ingerenza politica sui numeri viene orchestrata dall’alto. La Cina non ha ancora un sistema di raccolta dati centralizzato efficiente: ciascuna provincia invia quanto gli compete direttamente al governo e, nel fare ciò, si può assistere a una manipolazione dei dati per mostrare a Pechino il buon operato della classe politica locale. Più volte, negli anni, lo si è visto nella gara a chi riportava il Pil più elevato o chi si mostrava più solerte a implementare le direttive del partito, senza però che ciò corrispondesse a un risultato concreto. Ma, a quanto pare, rimane ancora moltissimo da fare.

Proprio su tale argomento, in concomitanza con lo svolgimento dell’assemblea nazionale del Partito, il Brooking institute ha pubblicato uno studio dai cui risulta che l’economia cinese sarebbe del 12% più piccola, rispetto a quanto ufficialmente dichiarato. L’analisi condotta dai professori Wei Chen, Xilu Chen, Chang-Tai Hsieh e Zheng Song, A Forensic Examination of China’s National Accounts, riguarda un periodo di osservazione che va dal 2008 al 2016. Gli studiosi hanno rilevato che «i conti nazionali cinesi sono basati sui dati raccolti dai governi locali. Tuttavia, questi ultimi hanno un incentivo ad alterare le statistiche, perché sono ricompensati per il raggiungimento degli obiettivi di crescita e di investimento. L’Nbs riaggiusta i dati forniti dai governi locali per calcolare il Pil a livello nazionale. Le rettifiche fatte dall’istituto centrale sono state dalla metà degli anni 2000, in media, il 5% del Pil. Dal lato della produzione, la discrepanza tra Pil locale e quello aggregato è interamente ascrivibile al divario tra le stime locali e quelle nazionali sulla produzione industriale. Per quanto riguarda la spesa, il divario è negli investimenti. Dopo il 2008, le statistiche locali hanno sempre più manipolato i numeri, senza che l’Nbs apportasse, in seconda battuta, modifiche».

CRESCITA DEL PIL INFERIORE

Usando i dati pubblici disponibili, Wei Chen, Xilu Chen, Chang-Tai Hsieh e Zheng Song hanno ricalcolato, partendo dall’Iva, la produzione industriale, quella legata alle costruzioni, alla vendita all’ingrosso e al dettaglio. Hanno inoltre usato diversi indicatori economici regionali, che sono meno suscettibili di essere manipolati dai governi locali, e stimato il Pil locale e quello aggregato. Il risultato mostra che, dopo il 2008, anche gli aggiustamenti da parte dell’Nbs sono stati insufficienti. La conclusione del lavoro svolto ha portato gli studiosi ad affermare che la crescita del Pil tra il 2008 e il 2016 è stata inferiore di 1,7 punti percentuali rispetto a quanto dichiarato e che il tasso di investimento e il saggio di risparmio sono stati, nel 2016, più bassi di sette punti percentuali.

Nel frattempo che cosa succede? Le revisioni al ribasso del primo ministro Li Keqiang a quale valore iniziale fanno riferimento? Il forte sospetto, nonostante lo studio si fermi al 2016, è che anche i dati del 2018 possano essere sovrastimati. Sono trascorsi 10 anni di crescita che, come si è visto, dovrebbe essere rivista al ribasso. Contestualmente il debito ha continuato a salire e, in questo secondo caso, rispetto alle stime ufficiali, è possibile che ci si trovi di fronte a numeri riportati per difetto. Il governo cinese chiede una maggiore responsabilità nella gestione economica ma, soprattutto, ha la necessità di continuare a stimolare, senza creare nuovi sbilanciamenti. Un mantra quest’ultimo fatto proprio dall’amministrazione in carica.

TAGLIO DEI COSTI

Ma quali sono le misure annunciate dal governo in occasione del congresso nazionale del partito? Innanzitutto è stato annunciato un pacchetto di taglio dei costi di 2 trilioni di renminbi, all’interno del quale sono state tagliate due aliquote Iva: dal 16% al 13% per il settore manifatturiero e dal 10% al 9% per i trasporti e le costruzioni. Si parla di una politica fiscale sempre più efficace e proattiva, ma, contestualmente, il governo cinese si impegna a tenere sotto controllo il disavanzo di bilancio: la spesa governativa è prevista in aumento del 6,5% nel 2019 rispetto all’8,7% del 2018, ma il deficit salirà solo dello 0,2% (dal 2,6% nel 2018 al 2,8% nel 2019). Una politica fiscale pronta a stimolare l’economia, nelle dichiarazioni, ma molto attenta ai numeri. L’inflazione rimane invariata, come nei tre anni precedenti, al 3%.

Molta enfasi e importanza sono state date all’occupazione, con l’obiettivo di creare 11 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane. È un aspetto quest’ultimo non trascurabile, che indica quanto il governo sia attento al mercato del lavoro, in un paese di oltre 1,4 miliardi di persone, difficile da controllare, sia in termini numerici, sia di estensione territoriale. Tra le misure annunciate sono previsti investimenti strutturali, che sosterranno i fixed asset investment, in linea con i desiderata del governo. Circa 800 miliardi di renminbi andranno nel settore ferroviario e 1,8 trilioni in quello dei progetti autostradali e dei corsi d’acqua.

Per quanto riguarda la politica monetaria, le indicazioni sono per una prudenza di fondo, con target per M2 e il Total social financing in linea con il Pil nominale. Ciononostante, non vi è dubbio che, insieme alla politica del credito, quella monetaria è uno strumento che il governo potrebbe facilmente utilizzare per sostenere la crescita. Il mercato del credito, soprattutto, ha fatto registrare nel 2018 un forte rallentamento, anche a causa delle misure restrittive e di più severi controlli introdotti dalle autorità competenti. È questa una delle ragioni della decelerazione della crescita e alla quale bisognerà prestare molta attenzione. In Cina è sempre tutto molto contraddittorio: da un lato si cerca di contenere un fenomeno che, negli anni, ha creato sbilanciamenti economico-finanziari, dall’altro si è consci che, in caso di necessità, il freno potrebbe essere allentato. Non è possibile, però, fare altrimenti. Il governo ha indicato a suo tempo gli eccessi che vuole correggere e il nuovo modello di crescita che vuole perseguire. Ma la strada da percorrere non è una linea retta, soprattutto quando si è una grande economia e si è al centro di una potenziale guerra di dazi. Forse proprio in quest’ottica va contestualizzata la decisione che permetterà ai governi locali di emettere nuovi bond per 2,5 trilioni di renminbi, circa 800 miliardi in più rispetto allo scorso anno, il tutto sotto il controllo del ministero delle finanze.

POCHI INCENTIVI

In un contesto generale così delicato, con tensioni di carattere commerciale ancora acute, una maggior affidabilità delle statistiche potrebbe essere d’aiuto. Wei Chen, Xilu Chen, Chang-Tai Hsieh e Zheng Song, nella conclusione del loro lavoro di ricerca, si chiedono quali siano gli strumenti a disposizione dell’Nbs per pubblicare dati più accurati. Gli studiosi hanno dimostrato, di fatto, che è impossibile per l’istituto di statistica avere tutto sotto controllo. E quali sarebbero poi gli incentivi per l’Nbs? Pochi, perché lo stesso istituto non vuole inimicarsi i potenti politici locali, tanto che, quando rivede al ribasso i dati regionali, non li pubblica in loco. Forse la verità è che la posizione dell’Nbs è ancora troppo debole rispetto a quella dei leader regionali. Dal 2012 la Cina ha accentuato la fase di rallentamento per entrare in un modello di crescita più contenuto, il cosiddetto “new normal”. La vera questione, però, è che la seconda potenza economica mondiale non può continuare a pubblicare dati inaffidabili: è un lusso che neppure la forte attuale leadership può più permettersi. Ma riformare l’istituto di statistica non è un processo che si può concludere in un arco di tempo limitato. 

a cura di Pinuccia Parini

 

tratto da: https://www.fondiesicav.it/cina-una-questione-di-numeri-poco-attendibili/

Chiudi il menu