Come capire da soli le crisi dei mercati: la FED di St. Louis

Gli investitori temono l’arrivo dell’estate. Spesso i mercati finanziari non hanno avuto performance brillanti in questa fase dell’anno anche se in realtà è settembre il mese più temuto.

Ma sarà vera crisi anche questa estate? Questo scritto non ci fornirà una risposta precisa ma potrà stimolarci qualche utile spunto di riflessione di medio termine e come piace a noi, gratuito e oggettivo.

Anche questa volta faremo ricorso all’ufficio studi di una banca centrale regionale americana: la FED di St. Louis, facilmente consultabile al sito https://www.stlouisfed.org/ .

Questo ufficio studi ha infatti elaborato un suo indice di stress finanziario denominato St. Louis Fed Financial Stress Index (STLFSI).

Potremmo definirlo come un indice di tensione finanziaria, perché è un indicatore che segnala se il mercato finanziario sia in uno stato di tensione attraverso la rilevazione di diversi tassi di interesse e di diversi spreads.

Proviamo ad osservare come stanno le cose in tempo reale (clicca sull’immagine seguente per raggiungere la fonte del grafico):

Premesso che l’indice viene calcolato dal 1993, dobbiamo leggerlo partendo dall’assunto che il livello zero rappresenta la normalità, ovvero un mercato monetario e finanziario privo di tensioni, con i livelli dei tassi di interesse e degli spread storicamente in linea con le loro medie storiche. Al di sopra dello 0 l’indicatore segnala invece tensione crescente, mentre al di sotto dello 0 c’è tranquillità.

Questo indice deve ovviamente essere valutato comunque nel complesso, integrando altri indicatori e altre variabili e non dovrà essere letto quale unica informazione rilevante.

Quello che immediatamente possiamo osservare è che in questo momento non siamo di fronte ad una situazione di tensione strutturale.

Non ci sono per esempio le premesse di una crisi analoga a quella scoppiata a settembre 2008.

Proviamo ad osservare il comportamento dell’indicatore tra il primo gennaio 2006 e il 31 dicembre 2011:

L’indicatore inizia a salire e raggiunge lo 0 nell’estate del 2007.

Il comportamento successivo dà ulteriori campanelli di allarme che culminano con l’inasprimento della situazione ai primi di settembre.

I segnali successivi, una volta invertita la rotta, avrebbero potuto essere utili per comprendere la normalizzazione in atto.

Tornando ai giorni nostri il valore attuale dell’indice non ci può quindi portare ad escludere una possibile crisi ma possiamo monitorando quale eventuale allerta seguendone via via l’aggiornamento settimanale che viene pubblicato ogni venerdì.

Come ultima nota vi propongo un possibile utilizzo legato all’andamento del Financial Stress Index dello S&P 500 negli ultimi due anni e mezzo.

In questa fase di tassi modesti o negativi, di grandi interventi delle banche centrali, è chiaro che questo indice possa rimanere costantemente al di sotto dello zero. Proviamo ad osservare tra gennaio 2017 e oggi cosa sia successo in termini di andamento dei mercati azionari quando l’indice ha cambiato direzione. Vediamo se al cambio di direzione, dal basso verso l’alto, che ha comunque un valore rappresentativo del peggioramento del quadro, di un innalzamento della tensione, abbia poi corrisposto una variazione di andamento dei mercati azionari nel breve:

Ho identificato 3 punti. Il punto 1 ha data 24 novembre 2017. Il punto 2 ha possibile data 21 settembre 2018. Il punto 3 ha possibile data 3 maggio 2019.

Vediamo a cosa corrispondono in termini di andamento dello SP500:

Come si vede negli ultimi due anni l’indice ha dato indicazioni utili anche nel breve, segnalando fasi di arresto dei rialzi o l’avvio di fasi di correzione più o meno profonde.

Seguiamo allora l’andamento del St. Louis Fed Financial Stress Index (STLFSI) ricordandoci che potrebbe darci una mano nel comprendere meglio il passato, non potendo predire il futuro. Ognuno dovrà poi usare le proprie capacità per comprendere quali possibili indicazioni si possano dedurre dai comportamenti passati di alcuni operatori riflessi nell’indice e ciò che da essi si possa trarre circa il comportamento futuro degli altri operatori.

 

 

 

 

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