Comperate un metodo, vendete l’improvvisazione di Gabriele Turissini

L’idea di questo pezzo per questo numero di Mork e Mindy prende lo spunto da una lettera arrivata da parte di un collega che stimo in particolar modo e che mi ha fatto riflettere sul ruolo che il cliente spesso assume nel rapporto con il suo consulente o con la sua banca ma che è anche -di fatto- un atto d’accusa contro un sistema che ha (volutamente o meno) ignorato la necessità di costruire dalla scuola dell’obbligo un percorso di educazione finanziaria, creando una consapevolezza da ‘investitore evoluto, cosciente, preparato’ per ciascuno dei nostri risparmiatori.

La sollecitazione è un “j’accuse” vero e proprio su un ‘malcostume’ dei risparmiatori, incapaci di diventare dei veri e propri ‘Ulisse’ nella gestione dei propri risparmi: incapaci di legarsi all’albero maestro della propria nave per non cedere ai canti seducenti delle sirene, dei facili rendimenti, degli ‘investimenti senza rischio’, dei ‘guru’ di turno che spopolano nella rete o al telefono.

Dipinto di Herbert James Draper, Ulysses and the Sirens, clicca sull’immagine per accedere alla fonte

Eccola:

Caro direttore,

in Italia la maggior parte dei risparmiatori è affetto da una particolare malattia infettiva: copiare e seguire come un pecorone quello che SENTE dire dagli altri. In genere è pervaso da quel morbo che lo spinge a COPIARE ciò che hanno fatto altri dopo che questo è stato scritto e strombazzato dai mass media, dal blog o dal forum di turno. (…) Non si va da nessuna parte con l’intuito ed il sentito dire, ma si finisce come sempre col restare vittima delle proprie emozioni, con il rischio di finire nuovamente nelle braccia del soggetto di turno che non vedo l’ora di soddisfare la sua presunta ‘necessità’ con il mitologico ‘capitale garantito’. Ovviamente non esiste una formula magica per eliminare l’incertezza che affrontiamo quando prendiamo decisioni, ma possiamo fare qualcosa per GESTIRE i problemi emotivi.

(…) Investire è sia un’arte che una scienza, e gli investitori esperti imparano a prendere precauzioni speciali per evitare che le emozioni possano influenzare indebitamente le loro decisioni. Le basi per una buona strategia di investimento dovrebbero essere determinate prima di partire. In particolare, si dovrebbe enunciare, formulare e descrivere in dettaglio un metodo che si andrà a perseguire. M. M.”.

Ecco allora che l’invito per ciascuno di noi è di insegnare ai risparmiatori (ma anche a noi stessi) di LEGARSI AL PROPRIO ALBERO MAESTRO come Ulisse per ascoltare ma non farsi sedurre dalle ‘sirene’ del mercato.

E per farlo rispolvero un messaggio “gridato” ai risparmiatori ma anche ai consulenti: “COMPRATE un METODO e VENDETE invece l’IMPROVVISAZIONE”. Anche se -lo sappiamo sin troppo bene- le sirene dei ‘capitali garantiti’ son sempre le… sirene.

Quanto mai sarà difficile legarsi all’ ALBERO MAESTRO ovvero agli OBIETTIVI DI INVESTIMENTO e non al mero rendimento?

Quanto mai sarà difficile capire che approdare in un porto non vuol dire che il mare da attraversare è uno specchio d’acqua solo sfiorato dalla brezza marina?

Quanto mai sarà difficile capire che non esiste alcun ‘vento favorevole’ per il marinaio che NON SA DOVE ANDARE?”

Ed allora comperiamoci questo METODO, leghiamoci (ma leghiamoci proprio stretti) all’albero maestro per non farci sedurre dalle sirene e abbandonare così il nostro viaggio verso l’OBIETTIVO FINALE.

Mi viene in mente quella serata in cui Ruggero Bertelli fece una chiosa al mio ‘storico’ PORTAFOGLIO MONTERIGGIONI che deve il suo nome alla splendida cittadina medioevale sulla via Francigena interamente circondata dalle sue alte mura.

La splendida Monteriggioni con le sue mura, clicca sull’immagine per accedere alla fonte

La logica di quel portafoglio (ma di TUTTI i portafogli -lazy o meno che siano- costruiti con un OBIETTIVO PRECISO E DEFINITO) era semplice: una volta definito il nostro ‘OBIETTIVO-TEMPO’ i ponti levatoi della città venivano chiusi, e si sarebbero riaperti SOLO al raggiungimento del TEMPO-OBIETTIVO.

In altre parole: sarebbe stato impossibile uscire finchè il nostro TEMPO-OBIETTIVO non fosse stato raggiunto. Semplice vero?

Ma ahimè -come sottolineò Bertelli- c’è sempre qualcuno che (ammaliato magari dalle sirene ndr) vuol comunque uscire dalla città”.

Evabbè -disse- se proprio vogliono uscire, allora hanno solo una possibilità, buttarsi di sotto dalle mura alte a Monteriggioni fino a 20 metri, con tutte le conseguenze di cui solo loro stessi saranno i responsabili…“

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