Corea del sud, un lungo percorso di Pinuccia Parini

Il 2 maggio le autorità coreane hanno presentato le linee guida per le aziende che partecipano al programma di riforma del governo volto a migliorare il valore per gli azionisti. L’iniziativa è riconducibile al “Corporate Value-up Program”, presentato lo scorso novembre, il cui obiettivo è fornire indicazioni su come ridurre lo sconto che caratterizza le azioni coreane sul mercato finanziario. L’operazione ha diverse similitudini con quella adottata in Giappone, considerata una delle più importanti ragioni alla base della performance al rialzo degli indici di borsa nipponici. Ma non è la prima volta che, nel Paese, vengono prese iniziative simili.

Clicca sull’immagine per accedere alla fonte

RIFORMA DELLA GOVERNANCE

L’informativa sulla corporate governance è stata introdotta in Corea dal Korea Exchange (Krx) nel 2017 ed era su base volontaria. Nel 2019 è diventata obbligatoria per le società incluse nell’indice Kospi con un patrimonio totale pari o superiore a 2.000 miliardi di won e nel 2022 per quelle con un patrimonio totale pari o superiore a 1.000 miliardi di won. A fine 2023 la Financial Services Commission (Fsc) governativa ne ha annunciato una revisione che rifletteva le riforme del governo, comprese le misure per migliorare la procedura di distribuzione dei dividendi delle società e gli importanti aggiornamenti dei principi di corporate governance nazionali e globali. Inoltre, con l’inizio di quest’anno, l’obbligo di informativa viene esteso alle società con asset pari o superiori a 500 miliardi di won, con un preciso impegno del Krx a fornire supporto per garantire che le società siano pronte all’introduzione dei nuovi cambiamenti.

In occasione dell’annuncio delle linee guida, il vicepresidente della Fsc, Soyoung Kim, ha ribadito la forte volontà del governo di riformare il mercato dei capitali, affermando che «i piani di valorizzazione aziendale consentiranno alle società quotate di comunicare con gli azionisti e i partecipanti al mercato un quadro completo del futuro delle società e permetteranno agli investitori di comprendere meglio le imprese nelle quali stanno per investire e di prendere decisioni bene informate; in tal modo, le aziende quotate saranno in grado di ottenere una corretta valutazione di mercato che rifletta il loro vero valore intrinseco o valore atteso».  Per questa ragione, si invitano le società a definire gli obiettivi a medio e lungo termine, a stendere piani per gli investimenti e a definire il ritorno per gli azionisti e il riassetto del portafoglio aziendale. Gli impegni che le imprese devono assumere sono finalizzati a incrementare il loro valore in borsa e ad attenuare il “Korea discount”. 

Clicca sull’immagine per accedere alla fonte

KOREA DISCOUNT

Con il termine di Korea discount si fa riferimento allo sconto cui i titoli coreani sono tendenzialmente trattati sul mercato. Le ragioni di questa sottovalutazione sono diverse. In primis, in borsa c’è una forte presenza di grandi conglomerati, o chaebol, che hanno rilevanti problemi di corporate governance. Non è un caso che una delle riforme chiave è il rafforzamento delle norme per questi gruppi, ai quali il governo intende imporre regole più severe sulla governance e sulle strutture proprietarie, garantendo maggiore trasparenza e responsabilità. Questi grandi conglomerati sono caratterizzati da un controllo familiare, che gli azionisti di maggioranza vogliono preservare e hanno a disposizione, di fatto, gli strumenti per rendere ciò possibile. Accade, ad esempio, quando questi ultimi, per evitare un’elevata imposta di successione il cui finanziamento potrebbe diminuire la quota di proprietà della famiglia, decidono di operare per tenere depresso il valore delle azioni. 

Oppure, per estrarre liquidità dalle grandi aziende, non è insolito assistere a operazioni con parti correlate di questi grandi gruppi, in assenza dell’approvazione degli azionisti di minoranza sul prezzo deciso. Un altro segnale di scarsa attenzione verso il mercato è la pratica di riacquisto di azioni proprie senza, però, che vengano annullate: ciò fa sì che il patrimonio netto per azione non aumenta e che diventa più difficile, fuori dalla famiglia di controllo, che un azionista possa incrementare la sua partecipazione. 

Ma è il sistema in generale che non facilita una struttura di mercato in cui gli interessi degli azionisti di maggioranza siano allineati a quelli di minoranza. Il “Corporate Value-up Program” ha la finalità di ripristinare la fiducia degli investitori e ridurre lo sconto degli indici coreani, aumentando la distribuzione dei dividendi e rafforzando i diritti degli azionisti di minoranza. Fornendo maggiori tutele e incentivi, la Corea del Sud spera di attrarre più ampi investimenti anche dall’estero. 

DIVIDENDI POCO ATTRATTIVI

Tra le intenzioni del “Value-up Program” c’è la volontà di incentivare le società a distribuire più dividendi. Facendo un raffronto tra Corea e Giappone, come riporta in uno studio S&P Global, risulta che l’88% delle società del Nikkei 225 paga i dividendi più di una volta all’anno, mentre per il Kospi 200 la percentuale è del 15%. Inoltre, per quanto riguarda il Nikkei 225, il 76% delle società specifica gli obiettivi di dividendo, quantificandoli, rispetto al 55% dell’indice coreano, e il 63% ha fornito indicazioni in merito a partire dal terzo trimestre dell’anno fiscale 2022; il 44% delle società del Nikkei 225 ha mantenuto i dividendi senza tagli dall’anno fiscale 2014 contro il 18% del Kospi 200. 

Sebbene sia necessario spingere per un rapporto di payout più elevato, la casa americana sottolinea la necessità di un approccio al programma più articolato. Infatti, S&P Global ricorda che questo non è il primo tentativo della Corea del Sud di affrontare il “Korea discount”, ma finora non ha avuto un grande successo. Nel 2014 era stata attuata anche una riforma dell’imposta sulle società, che prevedeva una sovrattassa sulla liquidità trattenuta in eccesso rispetto a una certa percentuale degli utili, se non viene distribuita sotto forma di dividendi, aumenti salariali o investimenti. In questi anni, probabilmente, è mancata una cultura aziendale che ponga gli azionisti al primo posto e, dall’altro lato, indicazioni incisive per muoversi in questa direzione. In realtà, la questione potrebbe essere più complessa di un incremento dei dividendi.

UN FUTURO INCERTO

Quest’anno si prevede che l’economia coreana crescerà del 2,5% (fonte Bank of Korea), più di quanto previsto a febbraio (2,1%), dopo un moderato andamento nel secondo trimestre seguito da una ripresa nella seconda parte dell’anno, quando i consumi dovrebbero gradualmente risalire grazie al miglioramento delle condizioni di reddito delle famiglie dovuto al calo dell’inflazione e all’aumento degli utili societari. La solida crescita delle esportazioni, favorita da condizioni esterne più favorevoli, continuerà a guidare il Pil. 

Tuttavia, uno studio dell’istituto di ricerca della Bank of Korea dello scorso dicembre solleva alcuni quesiti sul trend di lungo periodo del Paese. L’economia locale ha registrato un tasso di crescita annuale del 6,4% dal 1970 al 2022, di cui oltre il 50% è attribuibile all’input di capitale, mentre la parte restante è ascrivibile al lavoro e alla produttività totale dei fattori (Tfp). Negli anni ‘80 c’è stata la crescita del Pil più elevata (9,5%), ma, da quel momento in poi, è iniziata la discesa: 2,7% negli anni 2010 e 2,1% nel periodo 2020-2022 dopo la pandemia globale. Secondo l’Istituto, nei prossimi 30 anni, fino al 2050, l’economia coreana dovrà affrontare una crescita negativa degli input di lavoro e un crollo di quelli di capitale. Pertanto, il ruolo della produttività diventerà sempre più importante. 

Se la crescita della Tfp si manterrà a un livello relativamente alto, l’economia dovrebbe crescere annualmente del 2,4% negli anni 2020, dello 0,9% nei 2030 e dello 0,2% nei 2040. Tuttavia, se la crescita della Tfp rimanesse a un livello basso, i dati per i rispettivi decenni calerebbero al 2,1%, allo 0,6% e al -0,1%. «Per ripristinare la crescita economica della Corea in una prospettiva di lungo periodo, sono necessarie soprattutto politiche per aumentare la produttività, spostando continuamente l’attenzione verso industrie ad alto valore aggiunto, assicurando nuovi motori di crescita economica e rafforzando la reattività dell’economia e la sua capacità di resistere alle incertezze future. Inoltre, sono indispensabili misure per aumentare il livello qualitativo dell’input di lavoro e di capitale, espandendo gli ampi asset intangibili e il capitale umano e migliorando il sistema di accumulazione della conoscenza».

Clicca sull’immagine per accedere alla fonte

È necessario, quindi, uno sforzo corale che coinvolga tutto il Paese, ben consci che gli elevati tassi di crescita del passato non saranno ripetibili. 

a cura di

Tratto da: