MINERS E MATERIALI DI BASE: DI CHE COSA SI TRATTA?

In un contesto globale sempre più interconnesso e tecnologico, parlare di “materie prime” può sembrare anacronistico. Eppure, tutto ciò che usiamo dai chip alle batterie, dai pannelli solari alle infrastrutture ha origine da risorse fisiche che vanno estratte, lavorate e trasformate.

Il settore dei materiali di base e delle attività minerarie è la spina dorsale silenziosa dell’economia reale, spesso trascurata dai grandi flussi finanziari, ma essenziale per sostenere crescita, innovazione e sicurezza energetica.

In ambito finanziario, però, questo universo è tutt’altro che omogeneo: sotto il cappello dei “Materials” si celano comparti molto diversi per natura, volatilità, funzione economica e ruolo in portafoglio. Per orientarsi con consapevolezza, è utile distinguere almeno tre grandi aree:

Materials (settore più ampio):

Il settore Materials, secondo la classificazione GICS, comprende aziende attive nella produzione e trasformazione di materie prime: prodotti chimici, materiali da costruzione, carta e imballaggi, prodotti forestali e ovviamente anche i metalli.
È un settore industriale “di base”, che lavora a monte di molte filiere produttive, con caratteristiche cicliche ma ampie differenze interne.

Miners (estrattori):

I Miners rappresentano il comparto più diretto e sensibile ai prezzi delle commodity: aziende che si occupano di estrazione e prima lavorazione di risorse metalliche.
Si suddividono tipicamente in:

  • Metalli preziosi (oro, argento) → spesso usati come asset rifugio
  • Metalli industriali (rame, nichel, ferro) → pro-ciclici
  • Metalli energetici (uranio, carbone) → controversi ma strategici

Critical Materials (materiali critici):

I materiali critici sono risorse minerarie considerate strategiche per motivi economici, tecnologici o geopolitici.
Parliamo di Rame, litio, Argento, cobalto, terre rare, nichel e altri elementi chiave per Batterie e veicoli elettrici, Transizione energetica, Elettronica avanzata e difesa

Questi materiali non costituiscono un settore autonomo nelle classificazioni ufficiali, ma stanno diventando sempre più centrali nelle strategie industriali e nei portafogli tematici.

PERCHE’ INSERIRLI IN PORTAFOGLIO

Il mondo delle risorse di base rappresenta un’esposizione concreta all’economia reale: imprese che estraggono, trasformano e forniscono i materiali fondamentali su cui si costruisce tutto il resto. In un contesto finanziario dominato da asset intangibili e tecnologia, inserire una quota di “terra sotto i piedi” può contribuire a migliorare l’equilibrio complessivo di un portafoglio.

Dal punto di vista della diversificazione (tema che approfondiremo nel prossimo paragrafo), i materiali mostrano storicamente una decorrelazione parziale rispetto ai comparti Growth e tech, con cui spesso si bilanciano nei diversi cicli economici. In particolare, l’oro e i metalli preziosi hanno un ruolo di protezione in fasi di stress o inflazione.

Fonte: Vaneck UCITS ETF GDIG Presentation – Q1 2024

I Miners industriali, come quelli attivi su rame, nichel e ferro, sono invece tipicamente pro-ciclici: beneficiano dei momenti di ripresa economica e di aumento della domanda globale. Per questo possono essere utili nei portafogli come esposizione a fasi espansive o di ricostruzione.

C’è poi un aspetto tematico: la transizione energetica, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno accendendo la domanda su materiali specifici, come rame, litio, uranio e terre rare. Sono risorse centrali per realizzare infrastrutture elettriche, batterie, data center e nuove reti. In questo senso, i materiali di base diventano anche un modo per investire nei megatrend del futuro.

Un ulteriore elemento interessante riguarda le valutazioni, spesso più contenute rispetto ai multipli di mercato. Questo consente in certi momenti di entrare a prezzi più interessanti, soprattutto in ottica di lungo termine.

In sintesi, si tratta di un’esposizione che può essere utilizzata in modo modulare: come componente ciclica in un portafoglio bilanciato, come copertura in scenari inflattivi, oppure come satellite tematico su materiali strategici per chi cerca esposizione ai cambiamenti strutturali in corso.

PERFORMANCE STORICHE E CICLICITA’

Analizzando le performance storiche dell’ultimo quindicennio notiamo come i settori dei Materials e dei Miners stiano attraversando un prolungato periodo di importante sottoperformance rispetto ai mercati globali trainati dalle componenti più spiccatamente tecnologiche/growth del mercato, ma se allarghiamo lo sguardo a partire dagli anni 2000 (box in rosso nei grafici sotto mostrati) notiamo invece performance allineate e addirittura superiori agli indici globali grazie al decennio 2000-2010 in cui le risorse di base brillarono in forza relativa grazie al “supercycle” delle commodities ed alla crescita emergente (Cina in Primis) forti contributori della domanda di metalli.

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Restringendo l’orizzonte più ai giorni nostri (Ad es. 5 anni), a seguire le performance degli indici Materials e Mining confrontati con asset class più tradizionali come l’azionario globale, emergente ed un indice di commodities.

Fonte: dati Quantalys, elaborazione a cura dell’autore – maggio 2025. Clicca sull’immagine per accedere a Quantalys

Notiamo poi come le correlazioni tra I Materials/Miners e le asset class azionari risultino non eccessive fornendo quindi un buon apporto in termine di diversificazione di portafoglio.

Fonte: dati Quantalys, elaborazione a cura dell’autore – maggio 2025. Clicca sull’immagine per accedere a Quantalys

FOCUS SU MATERIALI CRITICI ED INFRASTRUTTURE ENERGETICHE

All’interno del settore dei Materials e dei Miners esistono alcuni filoni d’investimento che, per rilevanza strategica e dinamiche indipendenti, meritano un approfondimento dedicato. Due in particolare si stanno imponendo con forza crescente nei portafogli tematici: da un lato, i materiali critici, necessari per sostenere la transizione energetica e digitale; dall’altro, il tema più ampio delle infrastrutture energetiche, che oggi si intreccia in modo sempre più evidente con la crescita dell’intelligenza artificiale e del fabbisogno energetico globale.

Non si tratta di comparti nuovi, ma di aree che stanno attraversando una fase di ridefinizione profonda, con implicazioni economiche, geopolitiche e di portafoglio. Approfondirli consente di andare oltre l’idea generica di “commodity”, cogliendone l’evoluzione e le interconnessioni con le grandi tendenze strutturali.

Negli ultimi due anni si è imposto all’attenzione degli investitori un altro megatrend: il fabbisogno crescente di energia elettrica legato allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

Addestrare modelli di AI, alimentare server farm e mantenere attivi i grandi sistemi di cloud computing comporta una richiesta energetica mai vista prima.

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Questa pressione ha effetti diretti sulle infrastrutture: servono reti più potenti, sistemi di accumulo, upgrade delle linee e un forte investimento in energia continua e stabile.

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Tale esplosione della domanda energetica legata ai data center e all’intelligenza artificiale sta rilanciando il ruolo di materiali critici, indispensabili per alimentare le reti, costruire impianti più efficienti e garantire il funzionamento continuo di infrastrutture sempre più complesse e interconnesse, facendo diventare tali materiali centrali nei piani industriali delle principali economie del mondo.

Parliamo di elementi come rame, litio, cobalto, nichel, terre rare, uranio, grafite e altri metalli meno noti ma strategici per l’elettrificazione, lo stoccaggio energetico, l’elettronica avanzata e la difesa.

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La loro importanza non deriva dalla rarità in senso geologico, ma dal fatto che l’estrazione e la raffinazione sono concentrate in pochissimi Paesi, spesso politicamente instabili o concorrenti sul piano tecnologico, elementi che potrebbero condizionare l’effettiva offerta in diverse fasi mettendo a rischio il soddisfacimento della domanda stessa.

Dal punto di vista finanziario, questi materiali rappresentano un’esposizione tematica ad alta volatilità, con forti rally e crolli anche in pochi mesi. Tuttavia, nel medio-lungo termine, la domanda è attesa in forte crescita, trainata dalla transizione energetica, dai piani Net Zero, dall’evoluzione dell’industria auto e da una crescente attenzione alla sovranità tecnologica.

Per l’investitore, possono avere senso come satellite in portafoglio, soprattutto se costruiti con una logica globale e diversificata (ETF su basket, esposizione a filiere ibride estrazione/raffinazione/tecnologia) con l’obiettivo di inseguire la logica strutturale che li potrebbe sostenere nel lungo periodo più che per gli eventuali rally momentanei.

Attualmente sono disponibili soluzioni in grado di investire sia sulle aziende strettamente impegnate nell’estrazione di tali minerali oppure in un basket composto delle commodities stesse che stanno globalmente affrontando un periodo di consolidamento dopo la corsa del 2020.

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Un elemento impattante sull’andamento dei panieri di riferimento degli strumenti legati ai materiali critici (a causa del suo considerevole peso) è stato il crollo dei prezzi del litio a cui stiamo assistendo a partire dai picchi del 2022.

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Su questo fronte, con un riequilibrio dell’offerta in corso e una domanda globale di veicoli elettrici ancora robusta, il 2025 si profila come un anno decisivo per il litio. La stabilizzazione dei prezzi, il consolidamento del settore e le misure di sostegno attivate dalla Cina dovrebbero rafforzare le prospettive di crescita di lungo termine, anche se le incertezze legate alle politiche industriali statunitensi restano un elemento da monitorare.

Allo stesso tempo particolarmente interessante risulta essere il settore legato alle cosiddette “MLP” (Master Limited Partnerships). Si tratta di aziende operanti nel settore della gestione delle infrastrutture energetiche, legate alla raccolta, trasporto, processazione, stoccaggio e frazionamento di petrolio e gas naturale: il cosiddetto settore Midstream. I titoli azionari delle MLPs, quotati nei mercati azionari statunitensi, sono orientati alla distribuzione di proventi e presentano una struttura legale fiscalmente vantaggiosa. Operano generalmente secondo una struttura a “pedaggio”, basata su un canone fisso applicato all’effettivo volume di petrolio/gas che viene processato/trasportato attraverso la struttura.

Tali aziende negli ultimi cinque anni stanno vivendo un momento particolarmente interessante come si nota dal confronto tra uno dei principali strumenti disponibili sul mercato per tale asset class e l’azionario globale. Esse godono peraltro di valutazioni in termini di Price Earnings interessanti e dividend yield generosi se confrontati con i principali indici azionari (e.g. Sp 500)

Fonte: dati Quantalys, elaborazione a cura dell’autore – maggio 2025. Clicca sull’immagine per accedere a Quantalys

STRUMENTI DISPONIBILI PER INVESTIRE

Una volta arrivati fino a questa parte della lettura immagino che vi starete chiedendo se è possibile approcciare con facilità questa tipologia di investimento. La risposta è si in quanto sono presenti sul mercato numerosi ETF/ETC e Fondi Attivi in grado di coprire un’esposizione settoriale sulle aree di investimento sopra descritte.

CONCLUSIONI

I materiali di base e i Miners sono una componente strutturale del sistema economico ed in molte fasi storiche, hanno dimostrato di poter generare valore nei portafogli.

La recente riscoperta di alcuni segmenti, come i materiali critici e l’uranio, è solo la manifestazione più evidente di un’evoluzione più profonda: la crescente importanza strategica delle risorse fisiche in un mondo che, paradossalmente, diventa sempre più digitale. Per chi costruisce portafogli, tuttavia, il tema va affrontato con disciplina: non si tratta di rincorrere le tendenze del momento, ma di allocare consapevolmente una quota selettiva di portafoglio a un’area che può offrire diversificazione, esposizione ai cicli reali e partecipazione a trend strutturali.

L’approccio può variare: dagli ETF/Fondi globali settoriali, alle esposizioni tematiche sui Materiali Critici, fino ad allocazioni più tattiche su singole società estrattive o infrastrutturali. L’importante come sempre è contestualizzare l’investimento, valutarne il peso rispetto al profilo dell’investitore e inserirlo all’interno di una visione d’insieme coerente.

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