I numeri incredibilmente (bassi) delle polizze LTC di Filippo Donati

Chiariamo subito una cosa: la raccolta premi per le polizze Long Term Care, in Italia, rappresenta una percentuale minimale rispetto agli altri premi “danni”. I numeri sono sconfortanti. Nel 2022 i premi raccolti sono stati poco più di 200 milioni di euro, un numero trascurabile, quasi offensivo.

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Una raccolta premi così bassa può essere dovuta ad un alto livello del welfare pubblico: non abbiamo bisogno di polizze private, ci pensa lo Stato!

Tuttavia, le analisi condotte sul tema, tra cui quella a cura dell’Istituto di Ricerca, Cergas dell’Università Bocconi o il paper IVASS dedicato alla LTC, ci dicono il contrario.

Il welfare pubblico è gravemente carente in questa attività: il numero dei letti a disposizione delle patologie causate da problemi di assistenza a lungo termine risulta largamente sotto la media europea e insufficiente per prendersi cura di tutti i pazienti che ne hanno bisogno.

Un altro fattore critico è la patologica mancanza di personale, insufficiente a fornire la giusta assistenza, che risulta anche sotto pagato (che novità!) e con una scarsa specializzazione. Vi è infatti una quota molto consistente – la più elevata nel panorama internazionale – di lavoratori con solo il diploma di licenza media inferiore. Per riassumere, non solo ci sono pochi posti disponibili nelle RSA, ma con personale insufficiente e scarsamente preparato.

Il welfare pubblico non è la soluzione, semmai è il problema.

Il convegno “Long Term Care sviluppo e sostenibilità” presentato dall’IVASS al Senato nel luglio del 2023, traccia un confronto del nostro modello di LTC nei confronti degli altri paesi sviluppati, partendo dai problemi oramai noti:

– invecchiamento della popolazione

– scarsa natalità

– cronica sottoassicurazione sanitaria delle famiglie italiane.

L’Italia è il paese più vecchio al mondo dopo il Giappone, ma mancano in alcune zone d’Italia o sono carenti le strutture di accoglienza per gli anziani non autosufficienti.

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Oggi la spesa pubblica per LTC (spesa sanitaria, per indennità di accompagnamento e per altre prestazioni) è di circa 38 miliardi, pari al 2% del PIL. La spesa privata (per le RSA e per l’assistenza domiciliare) è stimata in circa 33 miliardi (1,7% del PIL). C’è quindi, ad oggi, una sostanziale equipartizione degli oneri complessivi tra pubblico e privato.

Il convegno “Il personale come fattore critico di qualità per il settore Long Term care” organizzato dal Cergas evidenzia come la risposta del welfare pubblico alla non autosufficienza, si sostanza con un tasso di copertura estremamente basso sia per il residenziale che per il semiresidenziale, addirittura in diminuzione 2020 verso 2019, anche però a causa dei problemi di spostamento causati dalla pandemia Covid-19.

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LE POLIZZE LONG TERM CARE COME STRUMENTO PREVIDENZIALE

Ma torniamo ai premi assicurativi per le polizze Long Term Care. Ho sempre sostenuto che tali polizze possono essere considerate come uno strumento di programmazione previdenziale e patrimoniale al pari delle polizze vita classiche.

Se in vecchia avrò l’Alzheimer, nessun problema, la mia famiglia avrà un contributo monetario, fino a quando vivo, per prestarmi le cure necessarie.

Eppure nonostante l’Italia sia uno dei Paesi più longevi, con un “mercato potenziale” (inteso come soggetti bisognosi di assistenza, pari a 3,8 milioni di individui), il mercato delle coperture assicurative per la non autosufficienza è asfittico e non sviluppato: meno del 2% della popolazione possiede una LTC!

Eppure la domanda esiste. Ci sono tante famiglie con un solo figlio che pur di non gravare sui propri eredi, sono disposti a sottoscrivere tali polizze, oppure le fasce adulte che a loro volta si trovano nella condizione di caregiver capiscono quanto possa incidere sul portafoglio prendersi cura dei genitori o di altri parenti non autosufficienti.

I SERVIZI DI LONG TERM IN GIAPPONE E IL CASO GERMANIA

Sapete quante persone oltre 65 anni ci sono in Giappone? Più di 63 milioni, ma nonostante questo numero, ogni cittadino ha diritto alle prestazioni mirate a prevenire e/o ridurre il rischio di disabilità fisica e cognitiva.

Le persone anziane con una certificazione per le esigenze di servizio LTCI (long term care insurance) possono utilizzare i servizi della struttura, i servizi a domicilio e i servizi basati sulla comunità a seconda delle loro disabilità fisiche e cognitive. Dopo l’implementazione del sistema LTCI, si è verificato un rapido aumento delle persone certificate per le esigenze dei servizi LTCI, con un corrispondente aumento dell’onere finanziario per il governo.

A seguito di questo, il governo giapponese ha avviato un programma di prevenzione della disabilità in cui gli anziani venivano sottoposti a screening per la fragilità mediante la lista di controllo Kihon oltre a un approccio ad alto rischio con programmi di prevenzione adeguati in ciascuna comunità.

Quindi, in Giappone esiste un servizio per l’assistenza a lungo termine che è sono fornito a tutti coloro a cui è stato certificato il bisogno di assistenza in base alle rispettive esigenze e previa valutazione medica.

I servizi di Long Term Care comprendono le prestazioni a domicilio (ad esempio, visite a domicilio/servizi giornalieri e servizi/assistenza di breve durata) e quelli presso le strutture, sia assistenziali per l’assistenza a lungo termine (chiamate anche case di cura speciali), sia sanitarie (chiamate anche strutture sanitarie geriatriche) che mediche.

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È interessante analizzare come viene finanziato il sistema LTCI:

50% sono premi assicurativi pagati dal cittadino,

50% sono a carico dello Stato (tramite le tasse).

Ogni cittadino di età pari o superiore a 40 anni paga dei premi a seconda della propria età e del reddito, mentre le tasse derivano dal Governo Nazionale (25%), dalle Prefetture (12,5%) e dai Comuni (12,5%). Inoltre, gli anziani certificati per il servizio LTCI, contribuisco con una quota pari al 10% per i servizi; il restante 90% è coperto dal budget LTCI.

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In altri Paesi, come la Germania, il problema dell’assistenza a lungo termine è stato risolto con un’assicurazione sanitaria obbligatoria: i lavoratori dipendenti versano circa il 3% dello stipendio annuale per coprire il rischio di non autosufficienza.

Come ci spiega bene il prof. Rothgang, intervistato dal Blog “Percorsi di Secondo Welfare”, in Germania le prestazioni di assistenza a lungo termine sono finanziate dai contributi obbligatori versati da tutti i dipendenti. Il sistema si basa sia su un’assicurazione sanitaria obbligatoria (che copre circa il 90% del bisogno) che su quella privata (per circa il 10%). I cittadini ottengono prestazioni di assistenza a lungo termine indipendentemente dall’età o dalla situazione finanziaria di riferimento. Ciascun cittadino/a può destinare, liberamente, il 50% del suo beneficio monetario in servizi pubblici e privati (ad esempio, servizi domiciliari, residenze sanitarie o sociosanitarie).

I PREMI DELLE POLIZZE LTC IN ITALIA SONO TROPPO ALTI?

Come sappiamo i premi delle polizze LTC dipendono dall’età del sottoscrittore, dalle sue patologie pregresse, (compreso se è o meno fumatore), dalla durata di pagamento dei premi e dall’importo della rendita vitalizia. Purtroppo i premi non sono contenuti specialmente per chi sottoscrive una polizza individualmente.

La sottoscrizione di polizze LTC è fiscalmente agevolata. In particolare il Decreto del Ministero delle Finanze del 22 dicembre 2000 estende anche alla Long Term Care la detrazione d’imposta del 19% sui premi versati, fino ad un massimo di 1.291 euro anno.

Una particolare attenzione spetta anche alla Legge di Bilancio per il 2017 che, escludendo dal reddito di lavoro dipendente i premi per prestazioni LTC, ha, di fatto, gettato le basi per una maggiore diffusione della copertura del rischio di non autosufficienza all’interno dei piani di welfare aziendale.

Non aiuta, lo scarso se non risibile beneficio fiscale, lo sforzo dello Stato in questo senso dovrebbe essere analogo a quello fatto con la Previdenza. Ci vuole un coraggioso incremento del beneficio fiscale per il cittadino se vogliamo portare queste polizze all’interno della casa di tutti gli Italiani.

Ritornano, quindi, di grande interesse le soluzioni mutualistiche. Molte casse di Assistenza stanno introducendo, a costi molto contenuti, se non già compreso nel costo di associazione una polizza LTC per tutta la comunità degli inscritti e dei loro familiari.

Riporto l’esempio della Cassa degli Psicologi che nel 2023 ha ritenuto di offrire una soluzione in tal senso.

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Si, ma per coloro che non hanno una Cassa di Assistenza, o che non hanno altre forme collettive a cui riferirsi?

Esistono diverse ottime Compagnie Assicurative che offrono soluzioni interessanti anche combinate con altri prodotti.

Riprendendo il confronto con la Previdenza Integrativa, e rimarcando ancora che una soluzione di Long Term Care si innesta in un’analisi dei bisogni patrimoniali e previdenziali di una famiglia, ritengo doveroso sottolineare di rivolgersi ad un esperto in materia che possa consigliare e programmare l’evoluzione a lunghissimo termine delle finanze di una famiglia.

Ma, in assenza di un esperto a cui riferirsi, e volendo almeno avere dei termini di paragone tra diverse polizze, non posso non citare la nascita di diversi portali per confrontare soluzioni, prezzi di diverse Compagnie.

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Conclusioni

Lo Stato sta spingendo affinché i cittadini siano più autonomi nella programmazione della propria Previdenza e, quando possibile, nell’integrazione della Sanità pubblica con soluzioni privatistiche.

Nel campo specifico delle polizze LTC, le soluzioni mutualistiche sembrano essere più convenienti e di più facile adesione. L’approccio collettivo può ricevere un impulso nell’implementazione del Welfare Aziendale, ora che il premio di tali polizze non costituisce più reddito per il lavoratore.

Una grossa spinta di divulgazione e di condivisione della conoscenza deve essere fatta da parte degli operatori del settore per una corretta programmazione delle esigenze della famiglia.

L’invecchiamento della popolazione e la difficoltà di programmare flussi finanziari a lunghissima scadenza sono parte dello stesso problema. Riusciranno le Compagnia Assicurative ad assicurare rendite vitalizie a dei costi accessibili? È questo forse il quesito più interessante sul quale riflettere. Ecco alcune considerazioni per correttamente esprimere un valore sulle polizze Long Term Care.

Le Compagnie dovranno tenete conto di:

– Analisi Attuariali: per valutare il rischio in base a fattori come età, stato di salute, durata della copertura e probabilità di necessità di assistenza a lungo termine. Quali premi per coprire i potenziali costi futuri?

– Dati Sanitari. Le compagnie assicurative possono richiedere informazioni mediche dettagliate e possono utilizzare dati come la storia clinica, le condizioni preesistenti e i risultati di esami medici per valutare il rischio di necessità di assistenza a lungo termine.

– Percentuale di Sopravvivenza e Disabilità. Le Compagnie utilizzano modelli di sopravvivenza e disabilità per stimare la probabilità che un individuo possa diventare disabile e necessiti di assistenza a lungo termine. Questi modelli si basano su dati storici e statistici. Ma sono sufficientemente aggiornati?

– Storia degli Incidenti e Reclami: L’analisi della storia degli incidenti e dei reclami legati alle polizze LTC può essere utilizzata per adattare i modelli di valutazione del rischio e migliorare la precisione delle stime future.

– Tendenze Demografiche. È un fattore chiave da integrate nei modelli per prevedere i cambiamenti nei profili di rischio e nella domanda di assistenza a lungo termine.

– Analisi Geografica. Possono esserci delle differenze regionali nei costi dell’assistenza ad esempio. Ed infatti il calcolo del premio non risulta uguale per tutti i paesi, tutt’altro!

– Indicatori Economici. L’inflazione è un fattore determinante nel calcolo di un premio per una LCT. Molte polizze non hanno una indicizzazione della prestazione e per scadenze molto lunghe questo può costituire un problema.

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