La spesa sanitaria nel budget delle famiglie italiane – di Filippo Donati

Secondo uno studio dell’OCED, dell’Osservatorio Europeo delle Politiche e dei Sistemi Sanitari in collaborazione con la Commissione Europea, nel 2017, la spesa sanitaria pro capite in Italia è stata pari a 2.483 EUR, pari all’8,8 % del PIL.

Ma il dato più importante riguarda il finanziamento della stessa:

– tre quarti è finanziata con fondi pubblici (la spesa sanitaria),

– la parte restante, quindi più di 600 EUR è principalmente a carico dei pazienti.

Stimando una popolazione di circa 60,5 mm d’individui, la spesa diretta a carico dei cittadini in Italia è pari a 37,5 MLD EUR.

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Al fine di determinare correttamente come vengono spesi i soldi della Sanità Pubblica è stato stilato un elenco di servizi e prestazioni che il SSN deve erogare gratuitamente o dietro il pagamento di una quota di partecipazione (il ticket) che costituiscono i Livelli Essenziali di Assistenza, i LEA. 

 

I Livelli Essenziali di Assistenza

 

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Al fine di monitorare i livelli essenziali di assistenza nel corso del tempo, è stato istituito, presso il Ministero della Sanità, un Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Comitato LEA), cui è affidato il compito di verificare l’erogazione dei LEA in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, nonché la congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale.

Quindi, cosa garantisce il nostro SSN tramite i LEA? La risposta potrebbe essere praticamente tutto!

Se leggiamo il DPCM 12 gennaio 2017, il decreto individua tre grandi livelli di assistenza:

Prevenzione collettiva e sanità pubblica, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli;

sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali;

tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati;

sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;

salute animale e igiene urbana veterinaria;

sicurezza alimentare – tutela della salute dei consumatori;

sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening; sorveglianza e prevenzione nutrizionale;

attività medico legali per finalità pubbliche.

Assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e socio-sanitari diffusi sul territorio, così articolati:

assistenza sanitaria di base, emergenza sanitaria territoriale, assistenza farmaceutica, assistenza integrativa, assistenza specialistica ambulatoriale, assistenza protesica, assistenza termale, assistenza sociosanitaria domiciliare e territoriale, assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale.

Assistenza ospedaliera, articolata nelle seguenti attività:

pronto soccorso;

ricovero ordinario per acuti;

day surgery;

day hospital;

riabilitazione e lungodegenza post acuzie;

attività trasfusionali;

attività di trapianto di cellule, organi e tessuti;

centri antiveleni (CAV).

 

La spesa out-of-pocket delle famiglie italiane

Quindi, nonostante un sistema sanitario che riceve dalle tasse statali e regionali una valanga di miliardi di EUR, nonostante un’organizzazione di altissimo livello, nonostante siano previsti e monitorati una serie di servizi e prestazioni, la famiglia italiana deve accantonare annualmente una certa cifra per le spese sanitarie.

Come si nota dal grafico, tratta dall’analisi del Profilo Sanitario del Paese Italia nel 2017, le famiglie italiane spendono di tasca propria l’1,3% in ricoveri, il 9% in assistenza ambulatoriale (compreso il dentista), il 6,6% in farmaci, il 2,5% in assistenza residenziale.

Inoltre secondo gli esperti, i LEA rimangono inaccessibili per troppi individui. Nel 2019 i dati riportano che quasi un italiano su due (il 44% della popolazione), a prescindere dal proprio reddito, si è ‘rassegnato’ a pagare personalmente di tasca propria per ottenere una prestazione sanitaria senza neanche provare a prenotarla attraverso il SSN.

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Quale futuro per le famiglie italiane?  

Non dimenticando che il 2020 è stato un anno caratterizzato dallo scoppio di una pandemia a livello mondiale, il ruolo della sanità ha assunto un’importanza strategica sempre maggiore in tutti i paesi industrializzati e non.

L’Europa ha risposto a questa terribile situazione tramite l’iniziativa del NextGenerationEU, uno strumento ideato per stimolare la ripresa, e costituirà il più ingente pacchetto di misure di stimolo economico mai finanziato dall’UE.

Verranno stanziati 1 800 miliardi di EUR con degli obiettivi molto precisi: un’Europa più ecologica, digitale e resiliente.

Una parte rilevante dei fondi Europei sarà investita nel programma per la salute EU4Health che è il più grande e ambizioso programma per la salute a livello economico.

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Anche in Italia verranno quindi investiti questi fondi europei per un miglioramento sostanziale dell’offerta di servizi e strutture sanitarie. In particolare i progetti in studio sono:

– Interventi per l’edilizia sanitaria: verso un nuovo ospedale sicuro, tecnologico, digitale e sostenibile

– Casa “digitale” – point of care: attraverso l’IA e l’evoluzione della rete (5G, 6G) si tende alla riorganizzazione e alla gestione dei servizi di cure domiciliari integrate. Obiettivi monitorare i pazienti ed effettuare le diagnosi a distanza;

– Le nuove Residenze sanitarie assistenziali (RSA): aver cura delle persone fragili in luoghi tecnologici, sostenibili e accoglienti;

– Inclusione, interconnessione e digitalizzazione dei servizi territoriali dedicati ai pazienti con disturbi mentali;

– Prevenzione e promozione della salute con strumenti digital e interventi green;

– Rafforzamento della Rete Consultoriale per un approccio innovativo, digitale e multiprofessionale alla Medicina di Genere, soprattutto per i servizi di teleconsulto e di diagnostica.

Tutto questo inizierà nel 2021, quindi dovremo attendere qualche anno per vedere i benefici.

Quale opportunità abbiamo, in alternativa, per controllare le spese sanitarie delle famiglie italiane? Occorre pianificare un veloce passaggio da una sanità integrativa a disposizione di pochi (si stima che circa 14 milioni di italiani hanno una polizza sanitaria) a una sanità integrativa diffusa.

E’ necessario che la sanità integrativa diffusa sia disponibile anche per le famiglie con redditi bassi.

A questo punto è fondamentale che il privato, quindi le Compagnie Assicurative, le Casse di assistenza, le Mutue facciano la loro parte ed offrano degli strumenti che rispondano alle esigenze di coprire i costi delle prestazioni non sostenute dai LEA, che facciano accedere il cittadino alle prestazioni sanitarie con tempi ragionevoli, che abbiano un costo accessibile per i diversi portafogli.

 

Il sistema mutualistico in Italia, breve compendio.

 La mutualità è un istituto molto antico. In Italia le prime mutue sono nate nell’800 e sono state regolate da Umberto I nel 1886 come Casse di Mutuo Soccorso con personalità giuridica, per garantire a tutti i cittadini un sostegno concreto in caso di malattia o di infortunio.

Le mutue sono enti senza fine di lucro, che costituiscono il secondo pilastro della sanità in Italia. Nella mutua sei un socio e non un cliente. E’ una distinzione fondamentale, perché il socio non compila un questionario sanitario, quindi non c’è selezione del rischio, non puoi essere escluso se hai delle patologie anche ripetute nel corso degli anni. La mutua, pur essendo un ente senza fine di lucro, deve rimanere in equilibrio tra le entrate, quindi quanto i soci versano annualmente e le uscite, quindi quanto pagano per le prestazioni che i soci effettuano. Alla fine dell’anno il bilancio deve essere zero, oppure se rimane un utile questo deve essere reinvestito per migliorare le prestazioni o per alimentare un fondo di riserva.

Quali prestazioni possono essere coperte da un Fondo sanitario o da una Cassa mutua? Esistono dei disciplinari, che definiscono in modo molto chiaro, cosa è coperto nel piano sanitario prescelto e se sono previste franchigie o scoperti. In generale all’interno dei piani sanitari delle Mutue o delle Casse sono compresi:

– un massimale o un sussidio per i grandi interventi e le gravi patologie

– un massimale o un sussidio per gli interventi ambulatoriali

– un massimale dedicato alle visite mediche, all’alta diagnostica (TAC, Scintigrafia),

– un massimale o un contributo per le spese dentistiche,

– altri servizi accessori quali un contributo per gli occhiali, per i ticket, per strumenti medici di supporto.

Le Mutue o le Casse di assistenza non sono, però, enti di beneficienza, e soprattutto non sono dei bancomat. Quindi non possono coprire o coprono parzialmente le “patologie pregresse” del socio, cioè quelle malattie già in essere al momento della sottoscrizione iniziale. Un’altra condizione fondamentale è che per riceve l’autorizzazione ad una prestazione compresa nel disciplinare, è obbligatorio passare sempre dal medico di base per evitare sprechi di risorse o il via libera incontrollato agli ipocondriaci.

Esempio dell’oggetto sociale tratto dallo statuto di una Società di Mutuo Soccorso:

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In Italia operano, attualmente, oltre 400 tra Enti, Casse di Assistenza, Fondazioni e Società di Mutuo soccorso. Il settore è caratterizzato da un’offerta parcellizzata e poco trasparente. Per il consumatore scegliere tra diverse Mutue non è un esercizio semplice. Ma anche per gli esperti la lettura del bilancio di una Mutua o il riferimento ai Soci Fondatori può essere un esercizio molto complicato.

Ci sono però degli elementi chiave che possiamo identificare per verificare se una Mutua o una Cassa di assistenza possono essere giudicati in maniera positiva:

  • Riassicurazione della mutua, inteso come cessione in parte del rischio alle assicurazioni;
  • Capillarità del network di centri convenzionati;
  • Capacità di gestire i sinistri (tempi di attesa, presa in carico e liquidazione dei sinistri);
  • Presenza di una struttura organizzativa all’interno del Fondo stesso, Consiglio di Amministrazione, Collegio Sindacale, Centrale Salute, ecc.
  • Offerta componibile e differenziata, adatta a diverse tipologie di reddito

Il successo delle Card sanitarie: dall’assicurazione sulla salute al servizio di scontistica

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Le card sanitarie non sono delle polizze sanitarie, ma un complesso di servizi per la salute e il benessere cui accedere solitamente tramite un sito internet. Si compra dunque un diritto ad ottenere delle prestazioni sanitarie ad un costo scontato per la fruizione di prestazioni in centri odontoiatrici, cliniche, poliambulatori e centri fisioterapici, a tariffe molto vantaggiose, con un risparmio importante sul prezzo di listino.

La maggior parte delle Compagnie Assicurative offre questo genere di servizio, sfruttando i network già convenzionati e quindi già attivi per le assicurazioni sanitarie.

Le Card hanno indubbi vantaggi:

– sono più economiche di un’assicurazione

– non hanno limiti nelle prestazioni, essendo una scontistica si può usare quante volte si vuole,

– i servizi della Card sono estesi a tutta la famiglia

– non ci sono limiti di età per l’utilizzo (dal nonno al nipote, riporta un volantino di una pubblicità)

– può essere acquistata dal privato, ma anche dall’azienda per i propri dipendenti ed inserita in un contesto di welfare aziendale

– le prestazioni si prenotano direttamente dal sito, con una lista di attesa molto limitata

– costituisce l’entry level dell’assicurazione sanitaria, con un costo annuale molto contenuto.

Ma attenzione, non tutte le Card offrono i medesimi servizi e a fronte di un costo, anche ridotto, possono offrire prestazioni scadenti oppure avere accesso un ad un network non di livello. Bisogna inoltre considerare che essendo tutte le Card in commercio “web-based”, quindi ci si accedere tramite un portale o una app sullo smart phone, bisogna anche valutare la bontà del servizio on-line offerto.