La volatilità quale strumenti di misurazione del rischio

Tutte le recenti variazioni normative hanno dedicato la loro attenzione alla capacità del risparmiatore di sostenere le perdite possibili e alla sua tolleranza al rischio. Un possibile parametro facilmente acquisibile in riferimento ad uno strumento finanziario è la volatilità.

Utilizzeremo varie fonti per comprenderne il significato. Alla fine proveremo a semplificare.

Partiamo da Wikipedia, https://it.wikipedia.org/wiki/Volatilit%C3%A0_(economia) .

In finanza, la volatilità è una misura della variazione percentuale del prezzo di uno strumento finanziario nel corso del tempo. La volatilità storica deriva dalla effettiva serie storica dei prezzi misurabile nel passato. La volatilità implicita deriva dal prezzo di mercato delle opzioni dello strumento finanziario analizzato, per scadenze future attualmente scambiate. Il simbolo σ viene utilizzato per la volatilità, e corrisponde alla deviazione standard.

Passiamo a Morningstar, http://www.morningstar.it/it/glossary/101692/volatilit%C3%A0.aspx .

La volatilità è la variazione che si registra nel prezzo di un titolo, solitamente misurato dalla deviazione standard.

Passiamo a Quantalys, alla voce rischio / volatilità http://www.quantalys.it/Whoarewe/Glossary

Il rischio è misurato dalla deviazione standard dei rendimenti settimanali del fondo su diversi orizzonti temporali: 1 anno, 3 anni, 5 anni, o su un orizzonte definito dall’utente. È talvolta indicato come volatilità. Maggiore è la volatilità del fondo, maggiore è la gamma di performance possibili, siano esse positive o negative. A parità di condizioni, minore è il rischio minori sono stati gli scostamenti dal rendimento medio che l’investitore ha dovuto affrontare. Un fondo che presenta una elevata volatilità può aver ottenuto ottime performance in passato in quanto gli scostamenti dal rendimento medio espressi dalla deviazione standard possono essere stati positivi.

Cercando di essere semplici e limitandoci alla sola volatilità di uno strumento finanziario quale parametro di rischio possiamo dire che più la volatilità di uno strumento tenderà a zero, meno sarà rischioso.

Facciamo l’esempio di un risparmiatore che vuole accantonare una somma destinata certamente ad un acquisto. Prendiamo ad esempio uno strumento con volatilità a 3 anni di 2,60.

Vorrà dire che nell’arco dei 3 anni lo strumento nel passato avrà avuto un range positivo e negativo di 2,60. Il risparmiatore a quel punto saprà, sempre facendo riferimento al passato, se quel tipo di incertezza, di rischio si possa adattare alle sue esigenze, in base ovviamente anche al rendimento atteso dell’investimento stesso.

Di base una volatilità, bassa, come nell’esempio, consentirà al risparmiatore di valutare con calma anche un investimento sbagliato sempre che il comportamento del suo prezzo ricada nell’alea statistica del passato. I possibili mutamenti percentuali contenuti consentiranno infatti anche a fronte di un investimento errato di minimizzare le perdite.

Chiudiamo con dei punti di riferimento tratti da www.fidaworkstation.it per trasmettere quali valori di volatilità possano essere considerati bassi, medi e alti a seconda dello strumento finanziario analizzato:

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