Le grandi differenze tra i mercati azionari europei e quelli americani di Edoardo Ugolini

L’indice di borsa europeo (Stoxx600) ha grandemente under performato l’indice di borsa americano specialmente a partire dalla Grande Crisi Finanziaria (GFC) del 2008 e la seguente crisi della zona euro che fu tamponata dall’ormai storico “whatever it takes” dell’allora presidente della BCE Mario Draghi nel 2012.

Ma nonostante quell’intervento le politiche fiscali della Zona Euro non cambiarono e la sottoperformance delle borse europee ha continuato fino ad oggi.

Sappiamo che il peso dei Big Tech ha influito molto sull’andamento dell’indice SP500, dove i c.d. Magnificent 7 (Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia, and Tesla) pesano circa il 30% della capitalizzazione dell’SP e sappiamo che il settore tecnologico non è rappresentato in Europa.

Il grafico sotto però mostra che anche pesando i settori allo stesso modo la sottoperformance dell’indice europeo è molto profonda, specialmente a partire dal 2009.

Fonte: BCA Research

Le ragioni del gap che si è creato tra le performance dei due indici è dunque da ricercarsi altrove e non solo nella mancanza di “tecnologia”.

Se si comparano la crescita del PIL USA e quello Europeo si trova già una prima evidenza della regione del declino relativo dei due indici di borsa. Infatti, il PIL USA è cresciuto molto di più di quello europeo e questo si riflette nel divario di performance borsistica.

A partire dal 2009 la crescita del PIL USA ha quasi doppiato la crescita del Pil della zona Euro: nel 2010 il PIL reale della zona euro era in USD 12.64 trilioni e nel 2022 14.14, cioè una crescita del 12%, mentre per il periodo corrispondente il PIL USA è cresciuto del 75% (passando da 14.5 trn a 25.4 trn USD).

Fonte: Autore, Macromicro

Ma a cosa è dovuta questa carenza di crescita dell’economia dell’EZ? È possibile che questo gap sia stato generato soltanto dalle differenze strutturali delle due economie? La risposta è: non esattamente!

La risposta va cercata nelle differenti politiche fiscali che si sono adottate negli scorsi quasi 15 anni (2009-2024) infatti la zona Euro ha perseguito la politica fiscale che giornalisticamente è stata denominata “austerity” cioè un rigido controllo della spesa pubblica sena tenere conto delle differenti e sempre mutevoli condizioni dell’economia. In un’economia che viaggia a piena capacità la spesa deve essere contenuta viceversa quando l’economia è stagnante.

L’austerity ha generato una mancanza di investimenti in conto capitale che sono stati scoraggiati da un basso ROI che a sua volta è stato innescato dalla scarsa crescita economica

Fonte: IMF

Di pari passo il tasso di risparmio della EZ rispetto a quello USA è cresciuto molto come mostra il grafico del FMI: il risparmio in economia non è una virtù in quanto deprime la domanda e i consumi e disincentiva gli investimenti e l’aumento di produttività

Fonte: IMF

Adesso l’Europa è a un bivio o prosegue una politica di investimenti comuni sulla traccia del PNRR, investimenti mirati al cambiamento energetico, alla spesa militare o altro o la produttività dell’area rimarrà sempre indietro a quella USA e così i listini di borsa. L’Europa necessita di politiche monetarie più espansive e soprattutto di abbandonare la disciplina fiscale che è stata il mantra dell’ultima dozzina di anni: la politica fiscale dovrebbe essere espansiva quando l’economia è sotto utilizzata e viceversa.

Un esempio potrebbe venire dal Giappone che dopo aver abbandonato politiche monetarie e fiscali troppo restrittive ha visto la propria economia e il Nikkei uscire da una stagnazione ultra trentennale. Mentre la Cina, che sta perseguendo politiche di crescita molto conservative potrebbe essere l’esempio che non dovrebbe essere perseguita.

Se i listini di borsa sono in qualche maniera (nel lungo termine) il termometro di quello che succede in un paese o in un’aerea geografica (EZ) appare chiaro quale strada intraprendere in Europa. L’indice giapponese dal 2010 è cresciuto del 286%, quello Europeo del 99%…quello cinese invece è restato invariato in 14 anni:

Fonte: Autore, Macromicro

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