Le proteine alternative: sviluppi e opportunità di investimento di Nicola Chiaranda

In questo articolo parliamo di alternative proteins, proteine alternative a quelle animali e analizzeremo un paio di società quotate e innovative che le producono: Beyond Meat e Oatley.

Le proteine sono elemento fondamentale per la dieta umana e animale, nel senso che svolgono una vasta gamma di funzioni all’interno degli organismi viventi, tra cui la catalisi delle reazioni metaboliche, funzione di sintesi come replicazione del DNA, la risposta agli stimoli e il trasporto di molecole da un luogo ad un altro. 

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Ecco, dunque, che le proteine alternative hanno assunto importanza crescente negli ultimi anni, in concomitanza con l’emergere, sempre più pressante, delle problematiche legate alla sostenibilità, che si occupa della sopravvivenza della vita sul nostro pianeta.

Come si legge nel Report Sustainable Food System for the EU, del febbraio 2021,

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preparato dal gruppo SAPEA, Science Advice for Policy by European Academics, è ampiamente riconosciuto che i modelli di produzione e consumo occidentali di alimenti a base di carne esercitano un’enorme pressione sull’ambiente (Willett et al., 2019). Il settore dell’allevamento è uno dei principali fattori di stress per molti ecosistemi e per il pianeta nel suo complesso. A livello globale, è una delle maggiori fonti di gas serra (Mbow et al., 2019) e, se non ben gestito, uno dei principali fattori causali della perdita di biodiversità. Nei paesi sviluppati ed emergenti è poi uno dei principali fonti di inquinamento dell’acqua (Gerber et al., 2013). Springmann et al. (2018) hanno osservato come, senza cambiamenti sociali o tecnologici significativi e misure specifiche per mitigare gli impatti negativi, la pressione ambientale del sistema alimentare è destinata ad aumentare, raggiungendo un livello insostenibile. Le principali aree di impatto includono le emissioni di gas serra, la domanda di terreni coltivati, acqua, fosforo e applicazioni di azoto. Quindi, se non si verifica alcun cambiamento, l’umanità raggiungerà presto i limiti globali di consumo di acqua dolce, utilizzo del suolo e acidificazione degli oceani (Springmann et al., 2018). In tale senso livelli di sovraccarico di nutrienti e perdita di biodiversità hanno già superato i livelli tollerabili (Rockström et al., 2009)

Di sostenibilità alimentare si sono occupati e si occupano in molti e segnaliamo, in particolare, la FAO, la Commissione Europea con la strategia Farm to Fork lanciata nel 2020, ma anche il WWF e il World Economic Forum

Come si legge in Common vision for sustainable agriculture, del 2014,  

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per diversi decenni la FAO è stata in prima linea nel lavoro verso un’agricoltura sostenibile. Ha assunto la guida nella definizione di concetti e nella promozione di trattati, politiche, strategie e programmi internazionali per lo sviluppo sostenibile nel settore alimentare e agricolo. La FAO ei suoi paesi membri hanno compiuto progressi significativi nel migliorare la produttività e la sostenibilità dell’agricoltura. Hanno sviluppato approcci e quadri di riferimento a livello di sottosettore, come l’approccio ecosistemico alla pesca e all’acquacoltura, “Save and Grow“, il programma quadro per l’intensificazione della produzione agricola sostenibile, l’Agenda Globale per l’Allevamento Sostenibile, la Gestione Forestale Sostenibile, il Programma Globale Soil Partnership, Climate-Smart Agriculture, Affrontare la Scarsità d’Acqua, adottati a vari livelli dai differenti paesi.

Per quanto riguarda, poi, la Comunità Europea, sempre nel documento Report Sustainable Food System for the EU, del febbraio 2021, pag. 68,

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la stessa definisce un sistema alimentare sostenibile quello che fornisce e promuove alimenti sicuri, nutrienti e sani a basso impatto ambientale per tutti i cittadini dell’UE attuali e futuri, in modo tale da proteggere e ripristinare anche l’ambiente naturale e i suoi servizi ecosistemici, rendendolo robusto e resiliente, economicamente dinamico, giusto ed equo e socialmente accettabile e inclusivo. Deve trattarsi di un sistema che fa quanto precede senza compromettere la disponibilità di cibo nutriente e sano anche per le persone che vivono al di fuori dell’UE, e senza compromettere il loro ambiente naturale.

A tale riguardo la strategia FARM to FORK lanciata dalla Comunità Europea

promuove, secondo il documento del 2020,

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un nuovo approccio globale al modo in cui gli europei valutano la sostenibilità alimentare. È un’opportunità per migliorare gli stili di vita, la salute e l’ambiente. La creazione di un ambiente alimentare favorevole che renda più facile la scelta di diete sane e sostenibili andrà a vantaggio della salute e della qualità della vita dei consumatori e ridurrà i costi legati alla salute per la società. Le persone prestano sempre maggiore attenzione alle questioni ambientali, sanitarie, sociali ed etiche e cercano valore nel cibo più che mai. Anche se le società diventano più urbanizzate, vogliono sentirsi più vicine al loro cibo. Vogliono cibo fresco, meno elaborato e di provenienza sostenibile. E le richieste di filiere più brevi si sono intensificate durante l’attuale epidemia. I consumatori dovrebbero avere quindi il potere di scegliere cibo sostenibile e tutti gli attori della catena alimentare dovrebbero considerare questo come una loro responsabilità e opportunità.

In particolare, la strategia Farm to Fork, approvata dalla commissione UE, si occupa dei seguenti aspetti e obiettivi:

1 / PESTICIDI

L’uso di pesticidi in agricoltura contribuisce all’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria.

Obiettivi:

Ridurre del 50% l’uso e il rischio di pesticidi chimici entro il 2030.

Ridurre del 50% l’uso di pesticidi più pericolosi entro il 2030.

2 / NUTRIENTI

L’eccesso di nutrienti nell’ambiente è una delle principali fonti di inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, con un impatto negativo sulla biodiversità e sul clima.

Obiettivi:

Ridurre le perdite di nutrienti di almeno il 50%, garantendo al contempo nessun deterioramento della fertilità del suolo.

Ridurre l’uso di fertilizzanti di almeno il 20% entro il 2030.

3 / RESISTENZA ANTIMICROBICA

La resistenza antimicrobica legata all’uso di antimicrobici per la salute umana e animale porta ogni anno a 33.000 morti umane nell’UE.

Obiettivo: ridurre del 50% le vendite di antimicrobici per animali da allevamento e acquacoltura entro il 2030.

4 / AGRICOLTURA BIOLOGICA

L’agricoltura biologica è una pratica rispettosa dell’ambiente da sviluppare ulteriormente.

Obiettivo: promuovere lo sviluppo dell’area dell’agricoltura biologica dell’UE per raggiungere il 25% del totale dei terreni agricoli coltivati ​​in agricoltura biologica entro il 2030

ALTRE MISURE

– Creazione di un ambiente alimentare sano

– Etichettatura degli alimenti

– Ricerca e innovazione

– Promuovere la transizione globale

Tornando alla sostenibilità alimentare, Marco Lambertini Direttore Generale del WWF International ha recentemente avuto modo di affermare:

‘Il cibo oggi genera una forte impatto ambientale. Il passaggio a sistemi alimentari sostenibili è essenziale e comprende: produzione e raccolta sostenibili a terra e in mare, pianificazione integrata dell’uso del suolo, ripristino del territorio e del mare, riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari e passaggio a diete a basso impatto ambientale. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo bisogno di una regolamentazione progressiva, una governance intelligente dell’uso del suolo, innovazione tecnologica, cambiamento comportamentale e collaborazione multi-stakeholder”.

La componente tecnologica sta assumendo un ruolo sempre più importante nella sostenibilità ambientale.

Secondo il World Economic Forum, nel suo studio del 2018, Innovation with a Purpose, The role of technology innovation in accelerating food systems transformation, preparato in collaborazione con Mckinsey, 

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mentre la crescita del consumo di proteine ​​per i malnutriti può avere esiti positivi per la salute, l’aumento della domanda presenta pressanti sfide ambientali: l’allevamento di bestiame oggi genera il 15% delle emissioni di gas serra, consuma il 10% dell’acqua dolce del mondo e utilizza più di un quarto della superficie non coperta di ghiaccio del pianeta.

In futuro, la fornitura di proteine ​​sicure, economiche e sostenibili sarà dunque fondamentale. Le proteine ​​alternative derivano da fonti con un minore impatto ambientale come insetti, piante, acquacolture e colture cellulari e offrono alternative promettenti alle proteine ​​tradizionali utilizzate nel consumo umano, animale, pesce e animale domestico.

Se i consumatori decidessero di sostituire il 10-15% della carne con proteine alternative si potrebbero conseguire i seguenti benefici:

▪ Ridurre le emissioni di gas serra fino a 950 milioni di tonnellate di CO2 eq. (8% del totale delle emissioni)

▪ Ridurre i prelievi di acqua dolce fino a 400 miliardi di metri cubi (12% dell’acqua utilizzata in agricoltura)

▪ Liberare fino a 400 milioni di ettari di terreno (10% della terra utilizzata in agricoltura).

Per ottenere questo livello di impatto, l’accettazione dei consumatori sarà fondamentale in alcune applicazioni alimentari.

Le proteine ​​alternative dovranno diventare disponibili in commercio a prezzi uguali o inferiori ad altre proteine ​​e con contenuto nutritivo, gusto e consistenza uguali o migliori.

Anche il cambiamento del comportamento dei consumatori sarà un fattore decisivo: a questo proposito potrebbero essere utili campagne mediatiche nazionali e iniziative di sensibilizzazione (ad esempio lunedì senza carne).

Regolamenti e incentivi saranno parte integrante per garantire che i mangimi e gli alimenti siano sicuri per il consumo e per promuovere l’adozione di proteine ​​alternative (ad esempio, i regolamenti potrebbero includere l’indicazione dell’intero costo delle proteine ​​animali nel prezzo dei prodotti).

Infine, le proteine ​​alternative dovrebbero cercare di integrare metodi più sostenibili di allevamento del bestiame (ad es. Mangimi alternativi, intensificazione sostenibile e nuove razze).

Fino a qui il World Economic Forum.

È chiaro che le preoccupazioni circa la sostenibilità del pianeta sono sempre più presenti, soprattutto nei paesi occidentali più avanzati. E questo spiega l’importante successo che hanno avuto in questi anni le imprese che si propongono di sostituire la carne e il latte con prodotti alternativi di natura vegetale.

Tra gli esempi più evidenti dell’importanza crescente del trend delle proteine alternative vi sono società come Beyond Meat, piuttosto che Impossible Food, che producono burger a base di prodotti vegetali e come Oatly, che producono latte di avena come sostituto del latte vaccino.

In particolare, Beyond Meat (BYND), quotata al Nasdaq, a partire dal Maggio 2019, si rivolge al mercato della carne tradizionale che intende in parte sostituire con i suoi prodotti, che vengono, tra l’altro, sempre più distribuiti nei supermercati nello stesso reparto della carne di origine animale. L’idea di fondo non è quindi quella di vendere prodotti per vegani, ma di attrare i consumatori di carne animale, proponendo loro prodotti di gusto ed esperienza sensoriale il più possibile equivalenti alla carne tradizionale.

La società serve sia il segmento retail, con vendite attraverso la grande distribuzione organizzata, sia il segmento food service, con vendite alle diverse catene alimentari fast food, anche con recenti alleanze globali della quali diremo più oltre.

I prodotti caratteristici di Beyond Meat sono

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gli Hamburger vegetali (Beyond Burger), le polpette vegetali (Beyond Meatballs), le salsicce vegetali, classiche o piccanti, Italiane dolci o italiane piccanti (Beyond Sausages e Beyond Breakfast Sausages), gli spiedini vegetali (Beyond Beef), il macinato vegetale (Beyond Beef Crumbles).

Il mercato mondiale della carne tradizionale è pari a $ 1.4 trilioni ($ 175 annui a persona), dei quali $ 270 miliardi solo negli USA (circa $820 annui pro-capite) mentre Beyond Meat nel 2020 ha registrato un fatturato di $ 407 milioni, in crescita del 37% rispetto al 2019, con vendite per circa l’80% negli Stati Uniti.

Come dire, un mercato potenziale enorme da sostituire in parte, sulla spinta sia dei vantaggi dietetici sia di quelli ambientali delle proteine vegetali.

In tale senso, detto mercato sembra però diventare sempre più competitivo, considerato che il Gross Profit Margin, margine lordo, di Beyond Meat si è abbassato dal 33.5% del 2019 e dal 39% del Q1 2020 al 30.2 % del 2020 nel suo complesso e del 30% nel Q1 2021.

Nel 2020 BM ha, quindi, registrato perdite record di $ 53 Milioni, spiegabili, da un lato con la contrazione del margine lordo, e dall’altro lato con il forte incremento nelle spese generali e di vendita, finalizzate alla crescita della società che, nel corso del 2020, ha stabilito due impianti in Olanda e uno in Cina, oltre che uno aggiuntivo negli Stati Uniti.

Per conseguire i suoi obiettivi di crescita, che restano, come vedremo, fondamentale propulsore della valutazione azionaria, BM si propone di avanzare nei seguenti pilastri, secondo il rapporto annuale 2020:

  1. migliorare nel gusto e nell’esperienza sensoriale generale per giungere al punto in cui i nostri prodotti sono indistinguibili dalle proteine animali;
  2. assicurare che i consumatori comprendano chiaramente i benefici per la salute dei nostri prodotti, mentre continuiamo a migliorarne i profili nutrizionali; e
  3. creare una struttura dei costi in tutta le piattaforme principali di manzo, maiale e pollame che permetta ai nostri prodotti di avere un prezzo pari, o inferiore, a quello di prodotti di carne che contengono proteine animali. L’obiettivo è di riuscirci per almeno un tipo di carne nei prossimi tre anni.

A supporto dei suoi obiettivi di crescita, BM, nel primo trimestre del 2021, ha quindi annunciato partnerships globali con McDonald’s and Yum! Brands (la holding company di Kentucky Fried Chicken, Pizza Hut, and Taco Bell). Sempre nella prima parte del 2021 la società ha annunciato anche una partnership con PepsiCo, The PLANeT Partnership (TPP), finalizzata anche ad estendere la presenza di BM ad altre categorie (quali le bevande e gli spuntini) nelle quali le proteine vegetali sono facilmente applicabili.

Per quanto riguarda invece Oatly (OTLY), quotata al NASDAQ, a partire dal 20 maggio 2021,

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la società si definisce come l’azienda produttrice di latte d’avena originale e più grande al mondo. Per oltre 25 anni, si è concentrata esclusivamente sullo sviluppo di competenze sull’avena: una coltura energetica globale con proprietà intrinseche adatte alla sostenibilità e alla salute umana.

Il portafoglio prodotti comprende tutta la gamma di prodotti lattiero-caseari, inclusi latti, gelati, yogurt, creme da cucina, creme spalmabili e bibite pronte da bere.

Attualmente la società opera in tre regioni: Europa, Medio Oriente e Africa (“EMEA”), Americhe e Asia.

I prodotti Oatly sono venduti attraverso una varietà di canali, da caffetterie indipendenti a partnership con franchise affermate come Starbucks, da rivenditori di generi alimentari come Target e Tesco a negozi di alimentari naturali di alta qualità, nonché attraverso canali e-commerce, come Tmall di Alibaba.

Oatly si fa conoscere in primo luogo attraverso una strategia foodservice, facendosi trovare in catene affidabili quali Starbucks dove i consumatori scoprono Oatly in un ambiente familiare, come una tazza di caffè o un cappuccino preparati con maestria dalla loro caffetteria preferita.

Quell’esperienza di prodotto di qualità innesca un viaggio di scoperta per i consumatori con Oatly che può portarne all’acquisto in un negozio di alimentari o incorporare più opzioni a base vegetale nella loro dieta.

La sostenibilità è al centro dell’attività e dei prodotti: in media, un litro di latte d’avena Oatly, consumato al posto del latte vaccino, si traduce in circa l’80% in meno di emissioni di gas serra, 79% in meno di utilizzo del suolo e 60% in meno di consumo di energia.

Oatly sfrutta i processi di produzione proprietari, i cui elementi chiave sono brevettati, inclusi i processi enzimatici, per convertire l’avena ricca di fibre in prodotti dal gusto eccezionale.

Per quanto riguarda la dimensione del mercato, Oatly opera principalmente nella categoria del latte, che è la più grande sottocategoria all’interno dei prodotti lattiero-caseari.  Secondo Euromonitor, le vendite al dettaglio dell’industria del latte sono state stimate a livello globale in $ 179 miliardi nel 2020, rappresentando circa il 30% dell’industria lattiero-casearia. Si prevede che la categoria raggiungerà $ 247 miliardi nel 2025, con un CAGR del 6,6%.

In vari prodotti lattiero-caseari a base vegetale, le alternative a base di avena hanno sovraperformato la più ampia categoria di prodotti lattiero-caseari negli ultimi anni.

Secondo Nielsen, le vendite di prodotti a base di latte d’avena negli Stati Uniti sono cresciute del 203% su base annua dal 2019 al 2020, raggiungendo vendite al dettaglio di $ 267 milioni nel 2020, diventando così la seconda più grande alternativa al latte vaccino dopo il latte di mandorle.

Nel Regno Unito, il latte d’avena ha raggiunto 181 milioni di dollari di vendite al dettaglio nel 2020 ed è la più grande bevanda alternativa al latte, rappresentando una crescita anno su anno del 98%.

In Svezia, il latte d’avena è la più grande categoria nel mercato al dettaglio di latte vegetale totale, con una quota di mercato del 72%, principalmente guidato dalla chiara leadership di Oatly, secondo Nielsen.

Per quanto riguarda i risultati economici, nel 2020 Oatly ha registrato un fatturato di $ 421,4 milioni, un aumento del 106,5% rispetto a $ 204,0 milioni nel 2019 e superiore alla crescita anno su anno nel 2019 che era pari al 72,9%, a prova del notevole momentum della società.

Le vendite 2020 erano geograficamente distribuite per il 64% in EMEA, per il 24% nelle Americhe e per il 12% in Asia; per quanto riguarda il canale distributivo per il 71% nel retail, per il 25% nel foodservice e per il 4% altro.

Sempre nel 2020, Oatly ha poi generato un gross profit margin del 30,7% e, una perdita per l’anno di $ 60,4 milioni, che ne riflette l’investimento in capacità produttiva, in consapevolezza del marchio, in nuovi mercati e sviluppo del prodotto.

Per quanto riguarda le strategie di crescita perseguite da Oatly, possono riassumersi come segue:

  • espandere la base di clienti consumatori creando una maggiore consapevolezza nella categoria dei prodotti lattiero-caseari a base vegetale
  • aumentare la distribuzione del prodotto e la velocità delle vendite sia in mercati nuovi che in quelli esistenti
  • fare investimenti in modo da disporre di una struttura produttiva globale per supportare opportunità di crescita su larga scala
  • ampliare l’offerta di prodotti attraverso l’innovazione
  • continuare l’impegno per la sostenibilità del pianeta

Opportunità di investimento

Chiaramente Beyond Meat e Oatly, essendo quotate, rappresentano anche delle opportunità di investimento, al pari di fondi di investimento alternativi in private equity che si occupano di proteine alternative, quali quelli gestiti da Agfunder, l’Agfunder Protein Fund

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e da Pictet, Pictet Nutrition,  

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Ovviamente esiste una correlazione forte tra un trend emergente e il valore creato dalle aziende che lo servono e, dunque, la possibilità di fare investimenti con alte prospettive di rendimento. Trend is your friend, per dirlo con gli americani.

Vero è che, a prescindere che si scelga una filosofia di investimento value, piuttosto che growth, più il costo iniziale di un investimento è minore e più alte sono le chanches di ottenere alti rendimenti.

E dunque, diventa fondamentale non entrare in investimenti, quali quelli in proteine alternative, a prezzi inflazionati.

Ma come fare per decide se prezzi di ingresso in Beyond Meat piuttosto che in Oatly siano troppo alti? Ovviamente se un prezzo di ingresso sia troppo alto o no dipende dal comportamento futuro di un titolo, conoscibile solo a posteriori!

La decisione di entrata in un titolo viene però effettuata senza conoscere il futuro e quindi si tende a prendere la decisione sulla base di confronti con altri titoli e a studiare se il titolo in questione sia più o meno caro di altri, in termine di multipli, per esempio. 

E, quindi, opportunità di investimento quali quelle in Beyond Meat, piuttosto che in Oatly, vanno confrontate con quelle in aziende food tradizionali, perché è assolutamente da sottolineare che i trends legati alle proteine alternative sono seguiti in modo molto importante da attori storici del food, quali Nestle, Danone, Tyson, attiva nel mercato della carne, Fonterra attiva nel settore del latte tradizionale, e molti altri.

Come si può vedere dalla tabella allegata

Fonte: elaborazione dell’autore

abbiamo comparato i parametri chiave di BM e Oatly tra di loro e con quelli di altre società del settore food e abbiamo indicato tassi medi per quanto riguarda gross margin ed ebit margin delle diverse società

Cosa si può leggere?

BM e Oatly, sono abbastanza simili tra di loro, in termini di fatturato e di risultato, ma presentano capitalizzazioni differenti, con Oatly che presenta valori più elevati, spiegabili con tassi di crescita attesi più elevati e da un WACC leggermente più basso rispetto a BM.

Le due società al momento presentano EBITDA Margins ed EBIT Margins negativi, giustificati da un elevato investimento in spese di marketing e di infrastrutture sia materiali che di personale per la crescita.

È utile compararle con quelle più mature del settore anche, appunto, per dare un giudizio sulla loro valutazione di borsa.

Un metodo per giudicare se il prezzo di un’azione è ragionevole o meno è quello di valutare la ragionevolezza degli elementi impliciti nella sua determinazione

L’enterprise value, e aggiungendo la posizione finanziaria netta, il market value di un’impresa, possono essere calcolati con la formula seguente:

EBIT (1-t) / wacc – g

Dove l’EBIT è l’EBIT normale atteso dalla società una volta stabilizzata la sua crescita, t l’aliquota fiscale, vale a dire l’effective tax rate della società, wacc il weighted average cost of capital e g il tasso di crescita previsto dell’EBIT nel tempo, legato alla crescita normale del mercato.

In mancanza di un EBIT positivo, per valutare la congruità del prezzo attuale di BM e di Oatly possiamo prendere il loro gross profit e immaginare quale sarebbe il loro EBIT se fossero imprese già mature che ormai crescono poco, sulla base del rapporto 1 a 3 tra EBIT Margin (10% circa) e Gross Margin (30% circa) delle imprese food già stabilite quali possono essere, appunto Nestle, Danone, piuttosto che Tyson o Fonterra, indicate nella tabella.

Sulla base dell’EBIT pro forma così calcolato, e del WACC attuale di BM e Oatly, che ne esprime la rischiosità presente, a partire dalla capitalizzazione di borsa, possiamo calcolare il tasso di crescita, g, implicito nel loro prezzo.

È proprio il tasso di crescita g l’elemento chiave da valutare, sapendo già che, per giustificare il loro prezzo, molto probabilmente sarà molto vicino al WACC, dato il piccolo valore di EBIT (1-t).

Vediamo il tutto calcolato sia per Beyond Meat che per Oatly. 

Fonte: elaborazione dell’autore

Il prezzo implicito di Beyond Meat e di Oatly sconta un tasso di crescita dei loro EBIT (1-t) nel tempo di 7.28% e 6.32% annui rispettivamente, a fronte di un WACC del 7.6% per Beyond Meat e del 6.6% per Oatly.

Sono valori elevati di crescita dell’EBIT, e, ovviamente, si applicano soltanto una volta che le due società abbiano raggiunto un EBIT positivo e normalizzato.

Occorre quindi chiedersi quanto sia ragionevole che, dalla attuale situazione di ipercrescita e di EBIT negativo BM e Oatly diventino profittevoli, stabilizzando il loro EBIT e crescano poi annualmente a livello di EBIT del 7.28% e 6.32% rispettivamente?

Si tratta di un’ipotesi importante di crescita dell’EBIT, quasi da turnaround, implicita nel loro prezzo.

Per decidere se la crescita del loro EBIT dalla situazione attuale negativa a quella ipotizzata positiva, seguita da una crescita annua dello stesso del 7.28% e del 6.32% sia ragionevole, occorre giudicare in che misura debba crescere il fatturato attuale delle società per arrivare dalla situazione presente ai livelli positivi di EBIT suddetti.

Occorre a tal fine determinare quale possa essere il contribution margin che le imprese saranno in grado di generare, una volta completata la struttura dei costi fissi necessaria a permettere tale crescita.

Ipotizziamo che il contribution margin, a regime, sia pari al gross margin, attualmente pari al 30% per entrambe le società, meno un 10% per tenere conto dei costi di supporto di vario tipo, quali spese di ricerca, marketing, vendita e amministrative, e, quindi, pari al 20% del fatturato annuo per entrambe le società.

Considerato che l’EBIT margin attuale è pari a (meno) -11% circa per entrambe le società e, che secondo la valutazione implicita nei prezzi della società, deve normalizzarsi e arrivare ad un EBIT margin positivo del 10%, quale è la crescita annuale del fatturato implicita nel valore azionario delle società, che, generando un contribution margin netto target del 20%, permette di arrivare a detto EBIT normalizzato del 10%?

Lo vediamo nella seguente conteggio, dove si ipotizza che il 20% annuo delle nuove vendite, si traduca in EBIT addizionale.

Avremo dunque

Fonte: elaborazione dell’autore

Il fatturato di BM e Oatly deve quindi crescere del 206% del 212% rispettivamente per poter generare l’EBIT positivo implicito nella loro valutazione.

È ragionevole? Dipende da in quanto tempo tale crescita dovrà avvenire. Diciamo, ragionevolmente, in 5 anni per passare dall’attuale EBIT negativo ad un EBIT del 10% in altri 2-3 anni.

Le valutazioni attuali di BM e Oatly considerano un incremento di fatturato rispettivamente del 206% e del 212% nei prossimi 5 anni.  

È ragionevole? Si tratta di una crescita annua composta del fatturato di oltre il 32% annuo per i prossimi 5 anni, seguita poi da una crescita dell’EBIT che continua in misura del 4-4.5% annuo, e quindi, diciamo, da una crescita del 20-23% del fatturato dal sesto anno in poi, ogni anno, per il prevedibile futuro.

La nostra risposta, circa la ragionevolezza del prezzo di Beyond Meat e Oatly, è moderatamente positiva. È vero comunque che i prezzi attuali di entrambe le società risentono di un trend molto forte e certamente sono elevati.  Gli stessi potrebbero, dunque, scendere se la pressione competitiva dovesse crescere ulteriormente in modo significativo e se la competizione su prezzi dovesse farsi quindi più forte.  Oppure anche se la risposta dei consumatori all’adozione di cibi quali quelli proposti da BM e da Oatly, che, pur essendo favorevoli all’ambiente, sono molto elaborati e, quindi, non naturali in quanto tali, dovesse essere meno positiva rispetto alle attese.

Insomma, alte attese di crescita di fatturato implicite nei prezzi delle azioni e, naturalmente, per giustificare l’investimento nelle stesse, la necessità che le due società diventino profittevoli nel tempo, generando un margine di contribuzione sufficiente a coprire i loro costi fissi, e a generare un EBIT positivo, facendo leva sulle infrastrutture costruite.  

Conclusione: il trend delle proteine alternative presenta opportunità di investimento importanti, i prezzi di Beyond Meat e Oatly sono ragionevolmente cari, vi è la necessità di essere prudenti nell’investimento, diversificare, e costruire progressivamente nel tempo posizioni in azioni specifiche, quali BM e Oatly, con un orizzonte temporale consigliato di almeno 5-7 anni.   

A cura di:

Nicola Chiaranda:

– progetti Agribusiness & Food;

– definizione della strategia della vostra impresa;

– decisioni di investimento (anche in startups);

– miglioramento della performance aziendale e ottimizzazione del ritorno sul capitale investito;

– attività di Corporate Finance & Fundraising (Equity & Debt).

 

nicola.chiaranda@hotmail.co.uk

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