Mercati finanziari: quando vedremo la luce? di David Volpe

Dopo 15 mesi di ribassi ininterrotti di azioni e obbligazioni anche gli investitori più esperti sono duramente provati.

Nonostante qualche timido segnale di recupero, il flusso di notizie negative sembra non giungere mai a una fine.  Fallimenti bancari, imminente recessione e, ultimamente, persino

 l’impasse politica nel processo di approvazione dell’innalzamento del tetto al debito pubblico statunitense.

Un mercato ribassista così protratto non si era mai visto.

Il dubbio che questa volta sia davvero diverso inizia davvero a farsi forte: i tempi di attesa per recuperare le perdite fin qui registrate potrebbero essere i più lunghi di sempre.

 

Questo articolo propone un’analisi dell’attuale contesto per capire quanto ancora dovremo attendere per vedere i portafogli di investimento riassorbire le perdite del bear market in corso.

I mercati rialzisti del passato

È sempre più diffusa l’opinione che vede il mondo finanziario come un’entità ormai sempre più complessa e completamente scollegate dalla realtà.

I mercati finanziari sono ormai troppo instabili e fragili pronti a crollare al primo soffio di vento.

 

Sebbene oggi le raffiche contrarie non manchino affatto, vale la pena ricordare che investire sui mercati finanziari non è mai stato facile.

 

Nel 2009, iniziava uno dei mercati rialzisti più longevi della storia interrotto dall’attuale bear market.

Gli investitori che hanno avuto la fortuna, ma soprattutto la calma e la disciplina per prendervi parte forse hanno dimenticato quanto sia stato difficile cavalcare i rialzi e cogliere le performance del mercato azionario

 

Quello che segue è il grafico dell’S&P500 a cui sono state associate tutte le sciagure che ne hanno temporaneamente interrotto l’ascesa nel corso dell’ultimo generoso e longevo bull market:

Queste sono soltanto alcune dei tanti buoni motivi che avrebbero dovuto spingere l’investitore a vendere in preda al panico:

2011: La crisi del debito pubblico in Europa che culminò con il default greco;

2014: Il virus dell’Ebola;

2015: La crisi del mercato cinese (-45% in 3 mesi);

2016: Brexit;

2018: La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina;

2020: Covid con prima, seconda ondata e tutte le successive varianti;

2020: La contestazione delle elezioni presidenziali e il primo assalto al parlamento americano;

2021: Il dissesto del colosso immobiliare cinese Evergrande.

Ognuno di questi eventi ha provocato ribassi dal 16 al 33%:

Questo bull market pluriennale è stato pieno di decine di valide ragioni per rimpiangere di non aver venduto in tempo.

Certo nel passato recente i mercati azionari sono riusciti a recuperare sempre in tempi relativamente brevi mentre questa volta non accenna a materializzarsi la svolta.

Quanto dovremo aspettare ancora?

Quanto dura un bear market

L’analisi del passato non serve certo a predire il futuro ma può aiutare a comprendere cosa può aspettarci.

Tutte le crisi e tutti i bear market sono unici e provocati da cause diverse ma le dinamiche e le reazioni dei vari attori che operano sui mercati sono sempre gli stessi:

la crescita economica accelera, l’indebitamento di privati e aziende raggiunge livelli eccessivi, le banche centrali alzano i tassi per raffreddare la crescita e contenere l’inflazione fino a quando non provocano una recessione o lo scoppio di una qualche bolla speculativa.

Nel quadro si inseriscono poi gli investitori che vendono in preda al panico amplificando la portata dei ribassi.

Questa tabella di LPL Financial Research riporta durata e profondità dei diversi mercati ribassisti a partire dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale.

È stato preso in considerazione l’S&P500 per l’accuratezza e la profondità dei dati disponibili sul mercato azionario statunitense:

La durata media di un mercato ribassista è di 17 mesi.

Osservando i dati della tabella l’attuale fase non ha niente di eccezionale rispetto ai precedenti mercati ribassisti: un bear market viene misurato dall’inizio del declino fino al raggiungimento del punto di minimo.

L’investitore dovrà poi considerare tutto il periodo di tempo necessario per recuperare le perdite accumulate.

Recupero dopo un bear market: quanto tempo occorre?

Più dell’intensità, la componente più frustrante di un mercato ribassista è la sua durata.

Viene comunemente definita come underwater period appunto il tempo per il quale l’investitore è costretto a rimanere “sott’acqua”. 

La domanda dunque è: “Quanto tempo si impiega per recuperare il capitale iniziale dopo un bear market?”.

La tabella che segue approfondisce la precedente indicando i tempi impiegati per recuperare i valori precedenti l’inizio del bear market:

Risposte certe in finanza non ce ne sono. Basarsi sui “valori medi” in questo caso può essere fuorviante: i tempi di recupero possono cambiare significativamente come mostra la tabella (da 7 mesi circa del Covid a 7 anni circa della bolla delle dot.com degli anni 2000).

Prendendo in considerazione proprio i dati più estremi, possiamo tuttavia trarre qualche indicazione per il futuro.

I tempi di recupero nei bear market più lunghi

Osservando le dinamiche finanziarie nei mercati ribassisti più lunghi e frustranti la conclusione che possiamo trarre è che una corretta diversificazione contribuisce a ridurre significativamente i tempi di recupero.

Nei grafici che seguono viene messo a confronto il tempo di recupero di un portafoglio 100% azioni e di un portafoglio diversificato su azioni (50%), titoli di stato (40%), oro (10%).

Mercato ribassista 1973 – 1974

  • Azioni:
    ribasso massimo: 48%
    tempo sott’acqua: 6 anni e 7 mesi;
  • Portafoglio diversificato:
    ribasso massimo: 13%
    tempo sott’acqua: 2 anni e 2 mesi.

Mercato ribassista 2000 – 2002

  • Azioni:
    ribasso massimo: 49%
    tempo sott’acqua: 5 anni e 7 mesi;
  • Portafoglio diversificato:
    ribasso massimo: 17%
    tempo sott’acqua: 3 anni e 5 mesi.

Mercato ribassista 2007 – 2009

  • Azioni:
    ribasso massimo: 57%
    tempo sott’acqua: 4 anni e 6 mesi;
  • Portafoglio diversificato:
    ribasso massimo: 21%
    tempo sott’acqua: 2 anni e 11 mesi

Ecco l’attuale bear market:

Fino a oggi il ribasso massimo (cd. drawdown) è stato del 25% per le azioni e del 18% per il portafoglio diversificato e i ribassi durano da circa 1 anno e 2 mesi.

A ben guardare, per quanto frustrante, l’attuale mercato ribassista, rapportato ai precedenti, non presenta nulla di eccezionale: i bear market mediamente sono durati 1 anno e 5 mesi mentre il tempo di recupero medio (underwater period) è stato pari a 2 anni e 9 mesi circa.

La vera differenza rispetto al passato riguarda il livello di partenza dei rendimenti obbligazionari: non è mai accaduto nel corso della storia che i tassi salissero così tanto (provocando ribassi pesanti sull’obbligazionario) da livelli così bassi.

Negli anni ‘70 il titolo di stato (Treasury Stati Uniti) offriva un rendimento del 5%, nel 2000 e nel 2008 del 4,5% circa.

All’inizio del 2022, anno nefasto in cui è iniziato l’attuale mercato ribassista, il titolo di stato statunitense a 10 anni pagava un rendimento poco superiore all’1%.

Le cedole di partenza delle obbligazioni all’inizio dell’attuale bear market erano così basse che non sono state in grado di attutire i ribassi delle principali asset class.

E quindi? Quanto ancora dovremo attendere?

Anche stavolta non esiste una risposta precisa.

Abbiamo detto che ogni mercato ribassista è unico perché innescato da cause diverse da quelli precedenti.

Possiamo però individuare delle analogie comuni a tutti i bear market, perché, come abbiamo detto,  le funzioni di reazione dei partecipanti al mercato tendono a essere sempre le stesse.

Gli attori più importanti, soprattutto oggi, sono senza ombra di dubbio le banche centrali che alzano i tassi fino a quando non sono costrette a uno stop da una crepa nel sistema finanziario. A quel punto la rotta si inverte ponendo le basi per la ripartenza del nuovo ciclo.

Questa bella grafica di Alpine Macro mostra chiaramente cosa è accaduto al termine di ogni ciclo di rialzi dei tassi avviato dalla FED:

Come accaduto nel passato, la recente crisi delle banche regionali statunitensi può rappresentare l’elemento che frena l’azione della FED e consente di raggiungere i minimi da cui ripartire.

Questo potrebbe certo significare ulteriore frustrazione in termini di ribassi, ma vorrebbe dire che in termini temporali il peggio è ormai alle nostre spalle.

Conclusioni

Non c’è niente di nuovo, solo la storia che non hai letto

Larry Swedroe

Soltanto fino a qualche settimana fa sembrava che i tassi non potessero che continuare a salire.

Il motto “higher for longer” risuonava nelle dichiarazioni dei banchieri centrali: tassi alti a lungo per contrastare un’inflazione ostinata.

A quanto pare i mercati, con la loro capacità predittiva, non hanno mai completamente creduto a questa tesi: da tempo si attendevano uno stop ai rialzi e una successiva inversione.

Ancora una volta la saggezza delle folle potrebbe aver visto più lontano dei più accreditati guru finanziari.

Potremmo quindi essere davvero vicini al punto in cui iniziare la riemersione.

A cura di:

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