Put / Call Ratio di Salvatore Facineroso

Ripartiamo dal webinar del 6 maggio e dal tema che è stato trattato relativo ai rapporti di Forza Relativa.

Per comprendere bene tale concetto bisogna comprendere quali sono le dinamiche presenti nei prezzi e quali fattori determinano queste dinamiche.

I prezzi sono dinamici, influenzati da n fattori tra cui il rapporto tra domanda e offerta, il sentiment, il mercato delle opzioni… Quando un indicatore genera un segnale fermiamoci, quindi, un attimo e cerchiamo di riflettere come mai il segnale è stato generato e da quali forze è stato impattato.

Il rapporto di Forza Relativa rientra in questa categoria e le indicazioni che vengono generate non si possono classificare di livello generico o superficiale.

JNJ corrisponde al titolo Johnson $ Johnson mentre PFE rappresenta il titolo Pfizer. Grafico a cura dell’autore

Gli ambiti di utilizzo del rapporto di FR possono essere differenti e la profondità con cui lo stesso rapporto può essere analizzato altrettanto. Le strategie che si possono applicare, anche in questo caso, possono svariare da un approccio di trend-following a quello di reversion to the mean (argomento che verrà, eventualmente, trattato in un altro momento).

Vi è un ambito in cui questo rapporto può offrire, però, delle informazioni molto importanti e per affrontarlo è obbligatorio cambiare tema.

Partiamo da due concetti ovvi:

  1. a) una put è un tipo di opzione finanziaria che concede al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di vendere un determinato asset (come azioni, valute o materie prime) ad un prezzo prestabilito (detto prezzo di esercizio o strike price) entro una data di scadenza specifica.
  2. b) una call è un tipo di opzione finanziaria che concede al possessore il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare un determinato asset (come azioni, valute o materie prime) ad un prezzo prestabilito (detto prezzo di esercizio o strike price) entro una data di scadenza specifica.

Il rapporto put/call relativo al mercato equity è una metrica finanziaria che confronta il volume di opzioni put rispetto al volume di opzioni call scambiate su una particolare sottostante (azione, indice,…).  Generalmente un alto rapporto put/call suggerisce un sentiment ribassista, poiché gli investitori stanno acquistando più opzioni put (che tipicamente aumentano di valore quando il prezzo dell’attività sottostante diminuisce) rispetto alle opzioni call (che tipicamente aumentano di valore quando il prezzo dell’attività sottostante aumenta). Al contrario, un basso rapporto put/call suggerisce un sentiment rialzista, poiché gli investitori stanno acquistando più opzioni call che put.

Un rapporto equity put/call ratio superiore a 1 indica che ci sono più opzioni put scambiate rispetto alle opzioni call viceversa un rapporto equity put/call ratio inferiore a 1 indica che ci sono più opzioni call scambiate su un determinato sottostante.

Gli estremi dell’equity put/call ratio che potrebbero indicare una possibile inversione del trend dipendono da diversi fattori, tuttavia, ci sono alcuni valori che sono spesso considerati come potenziali indicatori di inversione:

  1. Un equity put/call ratio estremamente basso (vicino o inferiore a 0.5) potrebbe indicare eccessivo ottimismo di mercato e potenziale ipervalutazione degli asset.
  1. Un equity put/call ratio estremamente alto (vicino o superiore a 1.5 o anche oltre) potrebbe indicare eccessivo pessimismo di mercato e potenziale ipervenduto degli asset.

Di seguito il grafico dove in giallo è rappresentato lo S&P 500 mentre in blu il rapporto Equity Put/Call.

Fonte barchart – rielaborazione a cura dell’autore

Nel grafico seguente viene rappresentato il rapporto tra lo S&P 500 Utilities (XLU) e lo S&P 500 e viene indicata la lettura più recente del rapporto Put/Call ratio relativo al settore delle Utilities. In questo caso è interessante notare la violazione della trendline ribassista relativa al rapporto di forza tra Utilites e S&P 500 viene «messa in discussione» da un rapporto di forza (a livello di Put/Call ratio) tra ribassisti (detentori di opzioni puts) e rialzisti (detentori di opzioni calls) a favore dei primi con un ratio del 2.37 indicativo di un certo pessimismo. Qualcuno sbaglia e se a sbagliare fossero i pessimisti ecco che…da qui in avanti mi fermo, come sempre sarà il mercato a decidere i futuri avvenimenti.

Grafico «standard» del rapporto di forza relativa tra Utilities vs S&P 500. Fonte barchart – grafico a cura dell’autore

Fonte barchart – grafico a cura dell’autore

Il riquadro riporta, relativo agli undici settori dello S&P 500, il posizionamento in termini di rapporto di forza tra ribassisti e rialzisti (put/call ratio) dove ad una lettura elevata (superiore ad 1) corrisponde un livello di pessimismo superiore rispetto ad un livello di ottimismo.

Fonte barchart – tabella a cura dell’autore

Conclusione: rapporto domanda-offerta, sentiments, algos, opzioni, valutazioni e chi ne ha più ne aggiunga sono fattori che determinano la dinamicità delle quotazioni di un dato sottostante. Il rapporto di forza relativa mette in relazione questi fattori e le loro dinamicità. Un rapporto importante che può oggettivamente amplificare la lettura della forza relativa è il Put/Call ratio che, nella sua essenza, non è altro che un ennesimo rapporto di forza.

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