Rally natalizio: e poi? Di Mario Valentino Guffanti

La potenziale call rialzista di cui abbiamo parlato nell’ultimo articolo di novembre, si è sviluppata in questo periodo in modo molto rapido e con modalità ben superiori alle aspettative. I dati macro favorevoli di cui parlavamo, e un certo atteggiamento benigno da parte delle banche centrali, ha favorito l’incremento del mercato azionario ed anche di quello obbligazionario, portando i tassi a lungo termine verso il basso.

Iniziamo l’analisi riprendendo i grafici aggiornati e pubblicati agli inizi di novembre: guardando il primo grafico, possiamo notare che il motore che ultimamente continua a condizionare i movimenti del mercato azionario (indice S&P 500 nel riquadro superiore), è sempre quello dei tassi governativi a lungo termine (Treasury decennali nel riquadro inferiore). Continua pertanto la correlazione negativa (al salire dei tassi l’indice azionario scende – e viceversa). Va però posta molta attenzione al momento storico: in genere questo tipo di correlazione, se l’inflazione core scende sotto il 4%, si inverte (cioè, quando scende il mercato azionario, i titoli governativi riprendono di nuovo la loro funzione difensiva, ed in quel caso scendono anche i tassi).

Grafici a cura dell’autore

L’inversione di breve termine della curva dei decennali, nel momento in cui ha raggiunto la soglia psicologica del 5%, è stata favorita da una serie di dati macro, tra cui dati sull’occupazione americana inferiori alle attese, che hanno portato il mercato a pensare che i tagli dei tassi delle banche centrali sono ora più vicini.

Attualmente i tassi dei decennali si trovano sul supporto attorno al 61,8% di Fibonacci (livello del 3,9% di tasso), ed il movimento stagionale è molto simile a quello che è avvenuto nello scorso anno (si vedano nel grafico le due zone con sfondo verde). Non è da escludere mel medio termine, un ritorno dei tassi sui minimi del grafico attorno al 3,25%, da considerare come l’ultimo supporto prima che si possa parlare di una vera e propria inversione di medio termine della curva del decennale.

Quanto spazio può avere ancora questo rialzo nel settore azionario? Se andiamo a guardare l’andamento del respiro del mercato attraverso una verifica di quanti titoli dell’indice sono attualmente al di sopra della media mobile a 200 giorni, possiamo vedere nel riquadro inferiore del grafico sottostante, che è stato nuovamente raggiunto il livello attorno a 75, che fa un po’ da spartiacque. Negli ultimi 5 anni ogni volta che l’indicatore è arrivato attorno a questo livello abbiamo avuto in 11 casi la formazione di un massimo di mercato (l’ultima volta è accaduta quest’anno nel mese di agosto e lo avevo segnalato in un articolo pubblicato a luglio), ed in due casi una continuazione del mercato rialzista.

Grafici  cura dell’autore

Il maggior rischio all’interno di questo scenario è rappresentato dalla variabile geopolitica, a sua volta legata a doppio filo al prezzo del petrolio. I tassi governativi decennali ed il prezzo del petrolio sono negli ultimi tempi correlati positivamente. Un rialzo importante del petrolio potrebbe riportare i tassi decennali nella zona del 5% o anche oltre. Di seguito un grafico per notare la similitudine nell’andamento del Light Crude Oil (riquadro superiore), con il tasso dei Treasury decennali (riquadro inferiore).

Grafici a cura dell’autore

Riassumendo, i prezzi stanno confermando il rialzo anticipato dagli indicatori e dai dati macro agli inizi di novembre. Tuttavia, il mercato obbligazionario si è mosso troppo velocemente e sta anche scontando uno scenario diverso da quello annunciato dalle banche centrali. Gli indicatori sono tutti molto tirati. È possibile quindi una pausa o un parziale storno da parte dei mercati finanziari. L’importante per l’indice S&P 500, sono i supporti a 4.400 (zona di congestione da cui è partito il trend attuale), e il fondamentale minimo a 4.100. Per quanto riguarda i tassi sui Treasury decennali, abbiamo un importante supporto al 3,25%, ma prima di una nuova potenziale onda impulsiva verso quel livello di prezzo, è ragionevole pensare ad un ritracciamento. Particolare attenzione va rivolta al prezzo del petrolio che potrebbe cambiare la continuazione dei trend in corso.

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